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Una vita in cambiamento.

C’è una canzone che in questo periodo mi prende in modo particolare.

È una canzone di un duo rumeno che ha partecipato all’Eurovision song contest.

La canzone si chiama Yodel it. Per capire il perché sarebbe il caso di capire il periodo che sto vivendo. E di conoscerne la traduzione ovviamente.

Ci sono stati dei periodi neri, ci sono stati dei periodi in cui mi sono persa, ci sono stati dei periodi in cui avrei voluto mollare tutto, dalla casa alla famiglia, alle figlie, al compagno, alle amicizie, alla vita. Eppure, anche in questi momenti tristi, tutto quello che avrei voluto mollare io, non mi ha mai mollato.

Immagino che riprendere le redini della propria vita, del proprio successo personale, dei propri sogni e delle proprie aspettative, non sia semplice quando si vivono esperienze che ti segnano nel profondo, che ti lasciano quelle ferite che anche se all’esterno non si vedono, ad un attento osservatore non possono passare inosservate, anche se sono ferite dell’anima.

Però le persone che quelle ferite le vedono, le percepiscono nel tuo sguardo perso nel vuoto, sono le persone che al momento del bisogno saranno lì a sorreggerti. Ed io le ho trovate.

Poche, perché nella vita non ho bisogno di essere circondata da tenete persone fidate, me ne basta giusto qualcuna, ma se riescono ad entrare nelle mie grazie, allora difficilmente da lì ne usciranno mai.

Io sono stata fortunata in primis con il mio compagno (scriverei fantastico ma saprebbe di sviolinata), perché trovando lui per caso, anzi, trovandoci, sono stata probabilmente io quella più fortunata. Avevo delle amiche, avevo un gruppo fornito di persone e conoscenze più o meno approfondite su cui poter contare, e in pochi mesi disastrosi della mia vita, disastrosi non per colpa mia poi, tutte quelle persone si sono eclissate e mi sono trovata sola. Con un carico troppo pesante per le mie spalle, con una bimba da crescere e tanti interrogativi più o meno Vitali. Ed ero sola. Avevo i famigliari, ma mi sentivo comunque sola, perché non volevo far cadere su altre spalle i problemi miei. Poi ho trovato spalle forti che quei pesi non se li sono sobbarcati, ma hanno fatto la cosa più giusta, li hanno condivisi. Così sono riuscita a risolverli, piano piano, ma ci sono riuscita.

In un percorso lungo, doloroso, pieno di ferite riaperte e di paura di non riuscire, invece, piano piano, ci sono riuscita, anzi, ci siamo riusciti.

Ho avuto la fortuna di essere sorretta nelle decisioni, confortata in quelle che sembravano sconfitte, consigliata quando intorno a me vedevo solo il nero del buio che avanzava. Ho avuto una vita di merda per qualche anno, ma poi sono stata fortunata. Il mio percorso di risalita lo devo a pochi, a pochissimi. Se non avessi avuto Fra poi, davvero, ciaone, come si suol dire. Perché tutto è cominciato con lui, con quel “Buonasera signorina, disturbo?” Lasciato in una chat che adesso nemmeno esiste più, quando cominciavo a scrivere questo blog, oramai più di 10 anni fa. Quando cominciavo a parlare di un mister x che non si faceva mai vedere in faccia, quando parlavo di un Sakurambo con la non fidanzata. Quando pensavo che lasciare la Sardegna fosse un fallimento e qualcuno mi preparava una playlist di canzoni che mi facesse compagnia su un aereo che mi portava via, verso un viso si amico, ma lontano da casa, affetti e da mia figlia per chissà quanto tempo. Ho ricominciato il mio percorso di risalita a Milano e lo ho continuato a Roma, quando quel qualcuno è diventato reale e materiale. Da lì sono state strade in salita, che forse in due abbiamo creduto fossero troppo irte anche solo per pensare di percorrerle, ma le abbiamo fatte scorrere sotto i nostri piedi passo dopo passo, lentamente, per non stare con la lingua per terra.

Ogni decisione, che sembrasse stupida, sbagliata, inadatta, avventata, alla fine è stata parte di un percorso che mi ha fatto risalire. Ogni persona che ho incontrato, nel bene e nel male, anche le merdacce, sono artefici del mio cambiamento e del mio riprendermi me stessa. E insieme a me stessa ho ritrovato un pochino di serenità. E spero che possa solo andare avanti sempre meglio.

Le mie figlie, il mio grandissimo amore, il lavoro, le amiche, la famiglia. Tutti tasselli che si sono messi al posto giusto, al momento giusto, nell’esatto istante in cui mettendosi in quel modo, le cose, anche se alla lunga, sarebbero solo potute girare bene. Ed infatti così è accaduto.

Ho accanto un uomo fantastico, delle figlie che amo, delle amiche che adoro, la famiglia di sempre, e il lavoro dei miei sogni.

E dopo 10 anni posso anche dire la cosa più importante.

Vaffanculo Giuseppe, finalmente son divorziata! 🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉

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Finalmente il fresco.

E dopo un estate afosa, durante la quale abbiamo passato più giorni chiusi in casa che fuori, finalmente un pochino di pioggia è arrivata a rinfrescare le temperature. 🙏🏼

Inutile dire che aspettavo questo momento circa da fine luglio. Sono state settimane da incubo 😱

È iniziato settembre, e per molti, come per me, settembre è una specie di capodanno, il momento in cui tutto ricomincia dopo la pausa estiva, il mese in cui sembra che tutti i buoni propositi si possano riprendere in mano, il momento in cui tutto si può ricominciare. Sarà perché riprendono le scuole, tanti tornano al lavoro, le ferie per lo più sono terminate, tornano il fresco e la pioggia, insomma, una specie di elettroshock dopo il letargo estivo 🌞🌞

Anche io, come dicevo, sento settembre il mio secondo capodanno del 2017.

Non voglio ricominciare con i buoni propositi, quelli oramai, come in tutti gli anni passati, sono andati.

-Non sono dimagrita

-non sono diventata più paziente

-contassi pure a mille sbotto se ho le palle girate

-continuò ad essere acida, sgarbata, scostante nelle amicizie, continuo a preferire la mia zona di comodo (e qui grazie a Gloriana per avermi spiegato cosa è), continuo a non aver superato tutti i miei casini emotivi, a non essere andata oltre i drammi che mi hanno bloccata, continuo a fantasticare quando guardo la katana e a nominarla più di quello che dovrei. Auspico ancora all’estinzione della razza umana, per me ci si dovrebbe salvare in pochi, davvero in pochi, probabilmente nemmeno io. Continuo ad essere una scema che si fida delle persone e che ogni volta viene fregata e continuo ad avere a che fare con delle psicopatiche niente male, l’ultima mi ha sbloccata dopo avermi bloccato su Facebook per insultarmi e per poi bloccarmi di nuovo, ma vabbè, si è dimostrata una persona disturbata, se penso che me la sono pure fatta venire a casa aiuto, e povero bambino. Insomma, io e i buoni propositi non andiamo troppo d’accordo devo dire, ogni capodanno li stilo solo per poterli infrangere in pratica😂

Comunque vada Settembre rimane un nuovo trampolino di partenza ed Io questa partenza la voglio al top questa volta. 🔝

Si al top, senza buoni propositi da infrangere, che poi mi deprimo, ma puntando su me stessa, così, come sono, che tanto hai voglia a cercare di cambiare, ciò che nasce tondo non muore quadro, al limite lo puoi ovalizzare, ma gli angoli no, quelli non verranno mai, e allora io comincerò prima di tutto ad amarmi per come sono.

Ho dei kg in più? Pazienza, non mi potrò permettere vestiti scollati e micro gonne, ma chi se ne frega, io amo i jeans, quelli li trovo per tutte le taglie 😜

Non sono paziente? Fa nulla, la gente imparerà a non farmi girare le palle 🏐

Sono scostante con le amicizie? Se tali sono capiranno che ci sono periodi che amo passare in completa solitudine e silenzio 🤐

Amo la mia zona di comodo? Quando mi sentirò pronta toglierò la testa dal mio guscio e mi guarderò intorno, probabilmente la rimetterò dentro, ma prima o poi dovrò uscire per qualcosa.

Continuo a rimuginare sul passato? E vuol dire andrò da uno psicologo e pace 🕊

Insomma. Alla fine il succo del discorso è questo:

“Caro Settembre, quest’anno non mi importa di cambiare, non rinnovo dei buoni propositi destinati a fallire.

Quest’anno caro Settembre, gioco solo su di me.

E come si suol dire, se chi mi ama non mi segue, significa che non mi ha mai amato e non sarà una gran perdita, e poi sai che mi frega, io ho Fra e le bambine, e tanto mibasta”.

Diciamo che va

Ok. Si può iniziare un intervento del blog con un semplice ok? 👌🏼

Non lo so, ma diciamo che è il modo migliore per identificare un periodo che non è bello, non è brutto, non è in salita, non è in discesa, ma è di puro e semplice stallo. E a volte uno stallo è più ok di qualsiasi altra situazione.

Vacanze? A Roma. Non si è fatto un granché, ma diciamo pure che è stato a causa del gran caldo che ha fatto, non si poteva minimamente uscire, non si respirava, credo di aver perso tanti di quei liquidi quest’anno che nemmeno in una fornace. Eppure la mia cellulite rimane lì. La ritenzione idrica non esiste secondo me, quello è un Marchio di fuoco del demonio (in cui personalmente non credo) che per dimostrarmi la sua esistenza mi punisce in siffatto modo. 🤔

La parola di queste vacanze è quindi stata desolazione ☠️. Son partiti tutti, tranne noi e quelli sopra di noi, ai quali ieri ho pure dato dei coglioni mentre la figlia saliva con il cane, ma la mia frase era (mentre uscivo in reggiseno nel pianerottolo) ” Ma chi vuoi che mi veda, in questo palazzo ci siamo noi e questi coglioni di sopra”, nel senso che eravamo due famiglie di coglioni, ma adesso probabilmente la loro ottica sarà che io mi diverta a insultarli gratuitamente. Invece no, io no, non lo dico mai, in tanti in questo palazzo lo dicono e lo ribadiscono (anche in quello accanto a dire il vero). O anche si a volte, ma sempre bonariamente, tranne quando fanno casino in orari improponibili e nei giorni festivi, quando fanno strisciare sedie ai bambini, quando gli fanno fare avanti indietro con nemmeno so cosa alle 15 del pomeriggio di domenica, quando alla stessa ora gli fanno suonare la pianola, li si, lì reputo dei veri coglioni, ma in generale più che altro non è che mi interessi di loro granché. Siamo vicini, non amici. Quindi niente, per me non esisterebbero se non facessero in modo di farsi sentire più spesso di quello che dovrebbero. Ma vabbe. Ieri comunque non era inteso in senso offensivo. 😑

Il caldo di questa estate è stato torrido, e mi pare pure ovvio, che ti pareva che quest’anno che siamo stati a Roma poteva fare in estate normale? No, picchi di inferno per giorni e giorni.

Desolazione dicevo. In città sembravamo nel Sahara, talmente caldo che si soffriva di miraggi. Che ne so, un chiosco di limonate ghiacciate nel breve tragitto tra casa nostra e il supermercato, che già a metà strada eri completamente disidratato. Un girone dantesco insomma quello dei “rimasti a morire in città durante l’estate”. Ma lo abbiamo eroicamente affrontato. Si, barricandoci in casa e non uscendo per niente.

Oh ragazzi, comunque il caldo da alla testa, ma davvero. Siccome siamo stati a casa ho avuto parecchio tempo per lavorare, ho letto cose inimmaginabili. Le persone sclerano, eh si che nemmeno io ero troppo dritta, le bambine chiuse in casa con noi, una specie di panorama post apocalittico con le ragazzine con la bava alla bocca che volevano uscire ad ogni ora per giocare/andare in bici/sui pattini/e andiamo al parco con 40 gradi all’ombra. Quando Porzia la portavamo giù faceva pipì e cacca in un lampo e correva tutto il tragitto perché l’asfalto era bollente, tanto che abbiamo smesso di portarla giù e via di traversine.

Per fortuna almeno mio suocero è partito, altrimenti sarebbe stato modello Highlanders, ne rimarrà solo uno! Ed io parto avvantaggiata, la spada la ho 😜

Tra una cosa ed un’altra comunque siamo sopravvissuti, almeno fino ad oggi. Il caldo dovrebbe scendere definitivamente adesso è riposizionarsi su standard normali per il periodo. Speriamo. Ho le piante del balcone Tutte morte.

Ma ne ho sentito di morti a causa del caldo. Animali tantissimi, vecchietti. Ha fatto strage. Tranne di quelli che odio io, quelli tutti vivi.

Speriamo nel gran freddo allora. 😜

Riflessioni profonde

Sono una mamma, e come tutte le mamme i pensieri più profondi mi vengono quando sono in piena notte, ma non solo in Piena notte, ma in un posto molto speciale, in bagno.

Ahahahahahahahah, direte voi, o che schifo anche, ma niente sorrisini e niente nausee per favore. In bagno io mi ci rinchiudo senza la necessità di doverlo realmente utilizzare.

Che ne so, quando ero ragazzina mi chiudevo nella mia stanza, luogo inviolabile (credevo io), dove poter scrivere nel mio diario segreto le mille cose che nessuno poteva sapere (tranne mia mamma che me li leggeva di nascosto, cioè, lei pensava fosse di nascosto, la verità era che molte pagine erano volutamente pilotate verso cazzate di un buonismo nauseante solo per farle leggere qualcosa per cui poi non dovesse starmi con il fiato sul collo).  Da ragazza più grande il bagno era io mio miglior amico perché dentro ci trovavo specchio enorme e trucchi. Tanti trucchi, e profumi e creme e tutto il necessario per imbellettarsi, e già utilizzavo la Yves Rocher, ovvio, io figlia d’arte di una consigliera di bellezza storica. 

Anche da adulta e da mamma il bagno ha tenuto il suo fascino. Mi ci nascondo. Abbasso la tavoletta e diventa la mia poltrona. Ci scrivo i meglio interventi e ci lavoro meglio che sul divano. È un ufficio, non è un bagno. Questo a causa dell’influenza malefica di Happy Days nella mia vita e di quel sociopatico di Fonzie. Quando corro a chiudermi dentro a chiave mi giro verso il corridoio ed esclamo un sonoro “Aaaaayyyyyyy” con i pollici verso il cielo. Mi manca il giubbotto in pelle nero e siamo li. 


L’orario invece è un problema. Scrivo la notte fonda perché aspetto il silenzio. Peccato che con il silenzio arrivi anche il sonno e di solito mi ritrovo a scrivere una pletora di cose orrorifiche. O senza senso. O entrambe. 

Comunque vorrei aprire un fan club della toilette. Un club per sole mamme che capiscono a fondo il problema e sanno che quello è l’unico posto dove i figli, una volta cresciuti un pochino, non ci possono seguire. L’unica barriera posta tra noi e loro che non ci faccia sentire in colpa. 

A proposito di colpe poi, i figli sono così bravi a fartici sentire. Grandi o piccoli non cambia, loro ne sono capici anche quando ancora non hanno il dono della parola. Quando poi cominciano a parlare è la fine. Per qualsiasi cosa una vita di rimpianti. E loro pare siano lì a puntare le loro ditina sporche e appiccicose contro di te sempre. 

Si lo so, ci sono tra di voi persone che credono che no, i vostri figli no, e che no, voi rimpianti mai. Dai su. Non diciamoci cazzate almeno tra di noi. Le mamme perfette non esistono. Non aprite bocca, ho detto che non esistono ed è così. Mamme perfette di figli perfetti. Una storiella che ci raccontano ma che non esiste, un pochino come quella del principe azzurro. Che da ragazzina ti fai crescere i capelli che sembri Rapunzel per poter calare la tua lunga treccia al ragazzo che per te scalerà la torre, ed invece ti ritrovi con un incipiente calvizie femminile che ti crea un buco al centro della testa e stai con Catozzo dalla maglia unta di olio (non olio motore perché magari fa il meccanico, no proprio olio da cucina perché Catozzo è un maiale di prima categoria che mangia con le mani e si sbroda che bimbo allo svezzamento spostati). Ecco. Le mamme perfette di figli perfetti uguali. 

Io mamma perfetta? Mai. Ma proprio no grazie. Ma sai che due palle? Se fossi una mamma perfetta di figli perfetti in una famiglia perfetta dalla casa perfetta ma sai che noia? Cosa avrei da scrivere? E di cosa mi potrei mai lamentare? Ma quando mai poi, mi riesce così bene cazzo lamentarmi! Non potrei mai smettere. Ma ci pensate se domani la mia vita fosse solo rose e fiori e zero problemi e figlie ubbidienti e soldi senza fare un cazzo e casa perfetta e sempre pulita e colf che fa tutto e marito con il quale non discuti mai e suocero che non c’è più (in casa dico) e vicinato simpatico e la gente che ti sorride dal mattino presto e il caffè sempre alla giusta temperatura … e la gente che si fa i cazzi suoi e tutti che attraversano con il verde e le persone che non corrono in macchina e niente doppie file e tutti educati … e tutti magri… e niente smog e il mare vicino a casa e la montagna a pochi passi … 
Vabbè smetto o ci faccio la bocca vah.

Ricominciamo

ImmagineNo, non si tratta della canzone di Pappalardo, ma dei buoni propositi che ad ogni Settembre si ripresentano puntuali, ed infatti, oggi, è il primo giorno di Settembre.

Quali buoni propositi? Oh, i soliti. La dieta, la pazienza, la comprensione, il venire incontro agli altri e le solite menate. Intanto già ci sono le bambine che oggi non hanno fatto altro che perseguitarmi chiamandomi 1 milione di volte, ho il ciclo, il mal di testa e l’occhio che comincia a ballare (il che non è MAI un buon segno), quindi parlare di buoni propositi quando vorrei imbracciare un fucile mi sembra fuori luogo. Ma tant’è, è il primo di settembre quindi mi tocca. Lo faccio ogni anno, magari non ne parlo qui, ma stilo sempre una piccola lista delle cose che vorrei migliorare (che poi inevitabilmente bisso a Capodanno, ma tanto è un gatto che si morde la coda, modello ciambella, torno sempre al punto di partenza senza aver fatto nessun passo avanti).

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