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Riflessioni profonde

Sono una mamma, e come tutte le mamme i pensieri più profondi mi vengono quando sono in piena notte, ma non solo in Piena notte, ma in un posto molto speciale, in bagno.

Ahahahahahahahah, direte voi, o che schifo anche, ma niente sorrisini e niente nausee per favore. In bagno io mi ci rinchiudo senza la necessità di doverlo realmente utilizzare.

Che ne so, quando ero ragazzina mi chiudevo nella mia stanza, luogo inviolabile (credevo io), dove poter scrivere nel mio diario segreto le mille cose che nessuno poteva sapere (tranne mia mamma che me li leggeva di nascosto, cioè, lei pensava fosse di nascosto, la verità era che molte pagine erano volutamente pilotate verso cazzate di un buonismo nauseante solo per farle leggere qualcosa per cui poi non dovesse starmi con il fiato sul collo).  Da ragazza più grande il bagno era io mio miglior amico perché dentro ci trovavo specchio enorme e trucchi. Tanti trucchi, e profumi e creme e tutto il necessario per imbellettarsi, e già utilizzavo la Yves Rocher, ovvio, io figlia d’arte di una consigliera di bellezza storica. 

Anche da adulta e da mamma il bagno ha tenuto il suo fascino. Mi ci nascondo. Abbasso la tavoletta e diventa la mia poltrona. Ci scrivo i meglio interventi e ci lavoro meglio che sul divano. È un ufficio, non è un bagno. Questo a causa dell’influenza malefica di Happy Days nella mia vita e di quel sociopatico di Fonzie. Quando corro a chiudermi dentro a chiave mi giro verso il corridoio ed esclamo un sonoro “Aaaaayyyyyyy” con i pollici verso il cielo. Mi manca il giubbotto in pelle nero e siamo li. 


L’orario invece è un problema. Scrivo la notte fonda perché aspetto il silenzio. Peccato che con il silenzio arrivi anche il sonno e di solito mi ritrovo a scrivere una pletora di cose orrorifiche. O senza senso. O entrambe. 

Comunque vorrei aprire un fan club della toilette. Un club per sole mamme che capiscono a fondo il problema e sanno che quello è l’unico posto dove i figli, una volta cresciuti un pochino, non ci possono seguire. L’unica barriera posta tra noi e loro che non ci faccia sentire in colpa. 

A proposito di colpe poi, i figli sono così bravi a fartici sentire. Grandi o piccoli non cambia, loro ne sono capici anche quando ancora non hanno il dono della parola. Quando poi cominciano a parlare è la fine. Per qualsiasi cosa una vita di rimpianti. E loro pare siano lì a puntare le loro ditina sporche e appiccicose contro di te sempre. 

Si lo so, ci sono tra di voi persone che credono che no, i vostri figli no, e che no, voi rimpianti mai. Dai su. Non diciamoci cazzate almeno tra di noi. Le mamme perfette non esistono. Non aprite bocca, ho detto che non esistono ed è così. Mamme perfette di figli perfetti. Una storiella che ci raccontano ma che non esiste, un pochino come quella del principe azzurro. Che da ragazzina ti fai crescere i capelli che sembri Rapunzel per poter calare la tua lunga treccia al ragazzo che per te scalerà la torre, ed invece ti ritrovi con un incipiente calvizie femminile che ti crea un buco al centro della testa e stai con Catozzo dalla maglia unta di olio (non olio motore perché magari fa il meccanico, no proprio olio da cucina perché Catozzo è un maiale di prima categoria che mangia con le mani e si sbroda che bimbo allo svezzamento spostati). Ecco. Le mamme perfette di figli perfetti uguali. 

Io mamma perfetta? Mai. Ma proprio no grazie. Ma sai che due palle? Se fossi una mamma perfetta di figli perfetti in una famiglia perfetta dalla casa perfetta ma sai che noia? Cosa avrei da scrivere? E di cosa mi potrei mai lamentare? Ma quando mai poi, mi riesce così bene cazzo lamentarmi! Non potrei mai smettere. Ma ci pensate se domani la mia vita fosse solo rose e fiori e zero problemi e figlie ubbidienti e soldi senza fare un cazzo e casa perfetta e sempre pulita e colf che fa tutto e marito con il quale non discuti mai e suocero che non c’è più (in casa dico) e vicinato simpatico e la gente che ti sorride dal mattino presto e il caffè sempre alla giusta temperatura … e la gente che si fa i cazzi suoi e tutti che attraversano con il verde e le persone che non corrono in macchina e niente doppie file e tutti educati … e tutti magri… e niente smog e il mare vicino a casa e la montagna a pochi passi … 
Vabbè smetto o ci faccio la bocca vah.

Tredici.

Ne sentivo parlare spesso. La serie rivelazione di Netflix. Francesco la aveva messa in lista da un pochino per vederla insieme. Quindi, siccome c’era il libro, me lo sono comprata, anzi, me lo sono fatta come regalo da parte di amici che per il compleanno mi danno sempre un buono per la libreria (anche questa volta il vostro regalo si è trasformato in un libro fantastico), lui e una penna da collezione che adoro e della quale escono sempre fuori nuovo soggetti.

Dicevo.

Preferisco sempre partire dal libro se ne ho la possibilità o se sono a conoscenza dell’esistenza di un libro dal quale un film o una serie che mi interessano sono stati tratti. Così è stato anche questa volta. Ho aperto la copertina del libro, comprato martedì scorso, solo due giorni fa. Sabato se non sbaglio. No, non sbaglio. Ho letto le prime pagine e mi sono fermata quando è finito. In qualche ora me lo sono letteralmente divorata. 

Bellissimo.

Qualcuno penserà che i drammi adolescenziali non sono poi un granché, ma io penso che ogni ragazzino e ogni ragazzina dalla seconda media in poi dovrebbe leggere questo libro obbligatoriamente, perché, pur essendo una storia di fantasia, è la pura e nuda realtà. È una valanga che può arrivare addosso ad ogni ragazzo e ad ogni ragazza. Dubito che mai al giorno d’oggi ci si potrebbe veder recapitare delle audiocassette, ma tutto il resto è davvero troppo plausibile.

TROPPO.

L’effetto farfalla narrato nel libro si scaglia con violenza sulle teste dei protagonisti, ed è qualcosa che potrebbe accadere ad ogni adolescente, sopratutto ai giorni nostri.

La sera stessa ho pregato Francesco di cominciare a vedere la serie, 13 episodi. Credevo non potessero durare più di una mezz’ora ad esipsodio e invece durano tutti quasi un’ora, perché la storia è stata, diciamo, ampliata un bel pochino. Nella serie entrano in ballo personaggi che nel libro hanno sempre e solo avuto un ruolo marginale, non per le azioni, quelle no, ma i personaggi in se non sono mai stati approfonditi. Nella serie invece si sono sbizzarriti.

Che cagata direte voi, e invece no, se è possibile i personaggi che prendono la parola e vita nella serie rendono il tutto più agghiacciante e ancora più realistico. Perché, non so voi se mai lo guarderete, ma io ci ho visto ragazze che già quando io andavo alle superiori esistevano, e ho avuto una morsa allo stomaco perché ad oggi quei ragazzi, quel tipo di ragazzi, sono sicuramente peggiorati.

La serie la farei vedere agli adulti, a quei genitori che credono che difendere i figli sia sempre la cosa migliore, senza dare loro un insegnamento essenziale nella vita.

OGNI COMPORTAMENTO HA DELLE RIPERCUSSIONI CHE DOBBIAMO ESSERE PRONTI A PAGARE. Sempre.

Tra domenica notte e ieri notte con Fra ci siamo visti 12 episodi. Oggi vedremo l’ultimo. E so già che finirò di guardarlo con la stessa ansia con cui ho finito il libro.

Lo consiglio vivamente, un Libro che fa male, ma veramente educativo, io ci farei fare qualche lezione sopra dagli insegnanti. 🤔

E poi arriva anche la festa della patrona della scuola

Presa dalla pagina facebook (L'ottimismo di Lana del Rey

Presa dalla pagina facebook “L’ottimismo di Lana del Rey”

Ieri era la festa della patrona della scuola delle mie figlie. Scuola cattolica, purtroppo per me. A volte fare le scelte migliori per i propri figli è pesante e difficile. Da pagana mi ritrovo ad accompagnare le bambina a messa, al coro, a catechismo e a tutti i cazzi e mazzi che la vita di quella comunità impone. A volte mi pento di non essere stata più forte e di non aver fatto come suggeriva a me il cuore, piuttosto che usare il cervello. Giorno di festa a scuola, in questa scuola, significa rompersi le palle a preparare le torte e a portarle al banchetto (perché altrimenti Maria ci rimane male se io non la porto), ad andare in chiesa, ad ascoltare semi narcotizzata una predica pallosa e piena di cazzate (trovando tutti i riferimenti presi dalle altre religione da questa usurpatrice), a guardare persone che si ricordano di essere cattoliche solo quando vanno in chiesa e si permettono pure di prendere l’eucarestia (senza per altro essersi confessate, ci scommetto) ma che una volta varcata la soglia per uscirne si trasformano in iene schifose che si accoltellano tra loro, che sparlano degli altri e che, della famosa bontà d’animo e carità cristiana, non conoscono nemmeno il significato. Poi, finita la messa (io ovviamente con il mal di testa e schifata, ma felice per Maria che ha cantato le sue canzoni tutta tronfia di appartenere al coro), si parte alla volta dell’androne scolastico, dove le suore fanno trovare  la cioccolata calda, qualche biscotto, qualche ciambellone e le torte preparate da noi mamme, parliamone, poi, di queste NOI MAMME. Le torte le facciamo sempre solo le solite 5 o 6 fesse, che vogliono rendere felici i propri figli, ma tutte le altre parassite sono li, pronte a lanciarsi a mangiare.

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