Archivio tag | bambine

Il “dopo le varie feste”

Finalmente il periodo festivo è finito. 🎉

Si sì, abbiamo chiuso con la cresima, abbiamo chiuso con Halloween, abbiamo chiuso con le festività fino a Natale.

Quest’anno però farò l’albero. Si, ho deciso. Costruirò il MIO albero 🌲. Non sarà un albero di Natale, ma sarà il mio albero di Yule, e lo addobberò benino. 😍 D’altronde lo hanno tutti in casa, senza saperlo, io lo farò con cognizione di causa.

Di questi giorni di festa mi rimarranno poche cose, e nessuna di queste sono legate alla cerimonia della cresima, mal organizzata, un flop ed una delusione, ma cosa aspettarsi poi.

Mi rimarrà la festa, mi rimarrà Maria che apre i regali, mi rimarrà mia cugina per un giorno e mezzo, mi rimarranno mia mamma e mio nipote per 20 giorni, mi rimarrà io ricordo dello smaltimento degli avanzi, mi rimarrà una torta che credevo andasse bene per mia figlia e invece, come al solito, niente dolce per lei, mi rimarrà il pub e le chiacchiere e le rivelazioni. Questo per quanto riguarda la cresima.

Per quanto riguarda la festa di Halloween mi rimarrà la stanchezza, ma fanculo a quella, è stata un festa dove mi sono divertita da morire, mi rimarrà l’assenza di Maria per la prima volta con le amiche, mi rimarranno i bambini che ballano tutti insieme, mi rimarranno gli addobbi e il sangue finto nel bagno, mi rimarrà il ricordo della preparazione in fretta e furia e il dubbio fino all’ultimo, mi rimarrà l’amarezza per gli assenti, mi rimarranno i cocktail 🍸 e le birre 🍺 e il mal di testa del giorno dopo 🤣

Tutto questo in un mese che è stato per me tanto, tanto importante, tanto significativo, che ha segnato l’inizio e la fine di tante cose, che ha portato novità e ventate di ottimismo.

Sono stanca, questo mese di Ottobre, finito da qualche giorno, è stato pieno e sfiancante, una corsa continua dopo 3 mesi estivi da panico, di lavoro incessante e di stanchezza fisica e mentale, ma con novembre si segna finalmente la svolta, e lo sguardo che gli volgo è bonario, è pieno di fiducia. Nonostante la stanchezza tante cose non saranno più le stesse, e volgeranno in meglio, e alla fine, non abbiamo lavorato tanto per questo? 😅

Ora l’obiettivo della nostra vita sarà volto al raggiungimento dei traguardi e degli obiettivi che avevamo lasciato indietro, che per un motivo o per un altro non siamo stati in grado di veder crescere. Sono stati 19 anni in cui i sacrifici sono stati enormi, ma li abbiamo superati ed ora mi sento con diverso peso in meno addosso… ed era ora…

Comunque, una delle foto più belle e significative di questo mese è assolutamente questa

Quelle di Maria arriveranno quando mi deciderò ad andare a sceglierle 🤣

Annunci

Una vita in cambiamento.

C’è una canzone che in questo periodo mi prende in modo particolare.

È una canzone di un duo rumeno che ha partecipato all’Eurovision song contest.

La canzone si chiama Yodel it. Per capire il perché sarebbe il caso di capire il periodo che sto vivendo. E di conoscerne la traduzione ovviamente.

Ci sono stati dei periodi neri, ci sono stati dei periodi in cui mi sono persa, ci sono stati dei periodi in cui avrei voluto mollare tutto, dalla casa alla famiglia, alle figlie, al compagno, alle amicizie, alla vita. Eppure, anche in questi momenti tristi, tutto quello che avrei voluto mollare io, non mi ha mai mollato.

Immagino che riprendere le redini della propria vita, del proprio successo personale, dei propri sogni e delle proprie aspettative, non sia semplice quando si vivono esperienze che ti segnano nel profondo, che ti lasciano quelle ferite che anche se all’esterno non si vedono, ad un attento osservatore non possono passare inosservate, anche se sono ferite dell’anima.

Però le persone che quelle ferite le vedono, le percepiscono nel tuo sguardo perso nel vuoto, sono le persone che al momento del bisogno saranno lì a sorreggerti. Ed io le ho trovate.

Poche, perché nella vita non ho bisogno di essere circondata da tenete persone fidate, me ne basta giusto qualcuna, ma se riescono ad entrare nelle mie grazie, allora difficilmente da lì ne usciranno mai.

Io sono stata fortunata in primis con il mio compagno (scriverei fantastico ma saprebbe di sviolinata), perché trovando lui per caso, anzi, trovandoci, sono stata probabilmente io quella più fortunata. Avevo delle amiche, avevo un gruppo fornito di persone e conoscenze più o meno approfondite su cui poter contare, e in pochi mesi disastrosi della mia vita, disastrosi non per colpa mia poi, tutte quelle persone si sono eclissate e mi sono trovata sola. Con un carico troppo pesante per le mie spalle, con una bimba da crescere e tanti interrogativi più o meno Vitali. Ed ero sola. Avevo i famigliari, ma mi sentivo comunque sola, perché non volevo far cadere su altre spalle i problemi miei. Poi ho trovato spalle forti che quei pesi non se li sono sobbarcati, ma hanno fatto la cosa più giusta, li hanno condivisi. Così sono riuscita a risolverli, piano piano, ma ci sono riuscita.

In un percorso lungo, doloroso, pieno di ferite riaperte e di paura di non riuscire, invece, piano piano, ci sono riuscita, anzi, ci siamo riusciti.

Ho avuto la fortuna di essere sorretta nelle decisioni, confortata in quelle che sembravano sconfitte, consigliata quando intorno a me vedevo solo il nero del buio che avanzava. Ho avuto una vita di merda per qualche anno, ma poi sono stata fortunata. Il mio percorso di risalita lo devo a pochi, a pochissimi. Se non avessi avuto Fra poi, davvero, ciaone, come si suol dire. Perché tutto è cominciato con lui, con quel “Buonasera signorina, disturbo?” Lasciato in una chat che adesso nemmeno esiste più, quando cominciavo a scrivere questo blog, oramai più di 10 anni fa. Quando cominciavo a parlare di un mister x che non si faceva mai vedere in faccia, quando parlavo di un Sakurambo con la non fidanzata. Quando pensavo che lasciare la Sardegna fosse un fallimento e qualcuno mi preparava una playlist di canzoni che mi facesse compagnia su un aereo che mi portava via, verso un viso si amico, ma lontano da casa, affetti e da mia figlia per chissà quanto tempo. Ho ricominciato il mio percorso di risalita a Milano e lo ho continuato a Roma, quando quel qualcuno è diventato reale e materiale. Da lì sono state strade in salita, che forse in due abbiamo creduto fossero troppo irte anche solo per pensare di percorrerle, ma le abbiamo fatte scorrere sotto i nostri piedi passo dopo passo, lentamente, per non stare con la lingua per terra.

Ogni decisione, che sembrasse stupida, sbagliata, inadatta, avventata, alla fine è stata parte di un percorso che mi ha fatto risalire. Ogni persona che ho incontrato, nel bene e nel male, anche le merdacce, sono artefici del mio cambiamento e del mio riprendermi me stessa. E insieme a me stessa ho ritrovato un pochino di serenità. E spero che possa solo andare avanti sempre meglio.

Le mie figlie, il mio grandissimo amore, il lavoro, le amiche, la famiglia. Tutti tasselli che si sono messi al posto giusto, al momento giusto, nell’esatto istante in cui mettendosi in quel modo, le cose, anche se alla lunga, sarebbero solo potute girare bene. Ed infatti così è accaduto.

Ho accanto un uomo fantastico, delle figlie che amo, delle amiche che adoro, la famiglia di sempre, e il lavoro dei miei sogni.

E dopo 10 anni posso anche dire la cosa più importante.

Vaffanculo Giuseppe, finalmente son divorziata! 🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉

Diciamo che va

Ok. Si può iniziare un intervento del blog con un semplice ok? 👌🏼

Non lo so, ma diciamo che è il modo migliore per identificare un periodo che non è bello, non è brutto, non è in salita, non è in discesa, ma è di puro e semplice stallo. E a volte uno stallo è più ok di qualsiasi altra situazione.

Vacanze? A Roma. Non si è fatto un granché, ma diciamo pure che è stato a causa del gran caldo che ha fatto, non si poteva minimamente uscire, non si respirava, credo di aver perso tanti di quei liquidi quest’anno che nemmeno in una fornace. Eppure la mia cellulite rimane lì. La ritenzione idrica non esiste secondo me, quello è un Marchio di fuoco del demonio (in cui personalmente non credo) che per dimostrarmi la sua esistenza mi punisce in siffatto modo. 🤔

La parola di queste vacanze è quindi stata desolazione ☠️. Son partiti tutti, tranne noi e quelli sopra di noi, ai quali ieri ho pure dato dei coglioni mentre la figlia saliva con il cane, ma la mia frase era (mentre uscivo in reggiseno nel pianerottolo) ” Ma chi vuoi che mi veda, in questo palazzo ci siamo noi e questi coglioni di sopra”, nel senso che eravamo due famiglie di coglioni, ma adesso probabilmente la loro ottica sarà che io mi diverta a insultarli gratuitamente. Invece no, io no, non lo dico mai, in tanti in questo palazzo lo dicono e lo ribadiscono (anche in quello accanto a dire il vero). O anche si a volte, ma sempre bonariamente, tranne quando fanno casino in orari improponibili e nei giorni festivi, quando fanno strisciare sedie ai bambini, quando gli fanno fare avanti indietro con nemmeno so cosa alle 15 del pomeriggio di domenica, quando alla stessa ora gli fanno suonare la pianola, li si, lì reputo dei veri coglioni, ma in generale più che altro non è che mi interessi di loro granché. Siamo vicini, non amici. Quindi niente, per me non esisterebbero se non facessero in modo di farsi sentire più spesso di quello che dovrebbero. Ma vabbe. Ieri comunque non era inteso in senso offensivo. 😑

Il caldo di questa estate è stato torrido, e mi pare pure ovvio, che ti pareva che quest’anno che siamo stati a Roma poteva fare in estate normale? No, picchi di inferno per giorni e giorni.

Desolazione dicevo. In città sembravamo nel Sahara, talmente caldo che si soffriva di miraggi. Che ne so, un chiosco di limonate ghiacciate nel breve tragitto tra casa nostra e il supermercato, che già a metà strada eri completamente disidratato. Un girone dantesco insomma quello dei “rimasti a morire in città durante l’estate”. Ma lo abbiamo eroicamente affrontato. Si, barricandoci in casa e non uscendo per niente.

Oh ragazzi, comunque il caldo da alla testa, ma davvero. Siccome siamo stati a casa ho avuto parecchio tempo per lavorare, ho letto cose inimmaginabili. Le persone sclerano, eh si che nemmeno io ero troppo dritta, le bambine chiuse in casa con noi, una specie di panorama post apocalittico con le ragazzine con la bava alla bocca che volevano uscire ad ogni ora per giocare/andare in bici/sui pattini/e andiamo al parco con 40 gradi all’ombra. Quando Porzia la portavamo giù faceva pipì e cacca in un lampo e correva tutto il tragitto perché l’asfalto era bollente, tanto che abbiamo smesso di portarla giù e via di traversine.

Per fortuna almeno mio suocero è partito, altrimenti sarebbe stato modello Highlanders, ne rimarrà solo uno! Ed io parto avvantaggiata, la spada la ho 😜

Tra una cosa ed un’altra comunque siamo sopravvissuti, almeno fino ad oggi. Il caldo dovrebbe scendere definitivamente adesso è riposizionarsi su standard normali per il periodo. Speriamo. Ho le piante del balcone Tutte morte.

Ma ne ho sentito di morti a causa del caldo. Animali tantissimi, vecchietti. Ha fatto strage. Tranne di quelli che odio io, quelli tutti vivi.

Speriamo nel gran freddo allora. 😜

Riflessioni profonde

Sono una mamma, e come tutte le mamme i pensieri più profondi mi vengono quando sono in piena notte, ma non solo in Piena notte, ma in un posto molto speciale, in bagno.

Ahahahahahahahah, direte voi, o che schifo anche, ma niente sorrisini e niente nausee per favore. In bagno io mi ci rinchiudo senza la necessità di doverlo realmente utilizzare.

Che ne so, quando ero ragazzina mi chiudevo nella mia stanza, luogo inviolabile (credevo io), dove poter scrivere nel mio diario segreto le mille cose che nessuno poteva sapere (tranne mia mamma che me li leggeva di nascosto, cioè, lei pensava fosse di nascosto, la verità era che molte pagine erano volutamente pilotate verso cazzate di un buonismo nauseante solo per farle leggere qualcosa per cui poi non dovesse starmi con il fiato sul collo).  Da ragazza più grande il bagno era io mio miglior amico perché dentro ci trovavo specchio enorme e trucchi. Tanti trucchi, e profumi e creme e tutto il necessario per imbellettarsi, e già utilizzavo la Yves Rocher, ovvio, io figlia d’arte di una consigliera di bellezza storica. 

Anche da adulta e da mamma il bagno ha tenuto il suo fascino. Mi ci nascondo. Abbasso la tavoletta e diventa la mia poltrona. Ci scrivo i meglio interventi e ci lavoro meglio che sul divano. È un ufficio, non è un bagno. Questo a causa dell’influenza malefica di Happy Days nella mia vita e di quel sociopatico di Fonzie. Quando corro a chiudermi dentro a chiave mi giro verso il corridoio ed esclamo un sonoro “Aaaaayyyyyyy” con i pollici verso il cielo. Mi manca il giubbotto in pelle nero e siamo li. 


L’orario invece è un problema. Scrivo la notte fonda perché aspetto il silenzio. Peccato che con il silenzio arrivi anche il sonno e di solito mi ritrovo a scrivere una pletora di cose orrorifiche. O senza senso. O entrambe. 

Comunque vorrei aprire un fan club della toilette. Un club per sole mamme che capiscono a fondo il problema e sanno che quello è l’unico posto dove i figli, una volta cresciuti un pochino, non ci possono seguire. L’unica barriera posta tra noi e loro che non ci faccia sentire in colpa. 

A proposito di colpe poi, i figli sono così bravi a fartici sentire. Grandi o piccoli non cambia, loro ne sono capici anche quando ancora non hanno il dono della parola. Quando poi cominciano a parlare è la fine. Per qualsiasi cosa una vita di rimpianti. E loro pare siano lì a puntare le loro ditina sporche e appiccicose contro di te sempre. 

Si lo so, ci sono tra di voi persone che credono che no, i vostri figli no, e che no, voi rimpianti mai. Dai su. Non diciamoci cazzate almeno tra di noi. Le mamme perfette non esistono. Non aprite bocca, ho detto che non esistono ed è così. Mamme perfette di figli perfetti. Una storiella che ci raccontano ma che non esiste, un pochino come quella del principe azzurro. Che da ragazzina ti fai crescere i capelli che sembri Rapunzel per poter calare la tua lunga treccia al ragazzo che per te scalerà la torre, ed invece ti ritrovi con un incipiente calvizie femminile che ti crea un buco al centro della testa e stai con Catozzo dalla maglia unta di olio (non olio motore perché magari fa il meccanico, no proprio olio da cucina perché Catozzo è un maiale di prima categoria che mangia con le mani e si sbroda che bimbo allo svezzamento spostati). Ecco. Le mamme perfette di figli perfetti uguali. 

Io mamma perfetta? Mai. Ma proprio no grazie. Ma sai che due palle? Se fossi una mamma perfetta di figli perfetti in una famiglia perfetta dalla casa perfetta ma sai che noia? Cosa avrei da scrivere? E di cosa mi potrei mai lamentare? Ma quando mai poi, mi riesce così bene cazzo lamentarmi! Non potrei mai smettere. Ma ci pensate se domani la mia vita fosse solo rose e fiori e zero problemi e figlie ubbidienti e soldi senza fare un cazzo e casa perfetta e sempre pulita e colf che fa tutto e marito con il quale non discuti mai e suocero che non c’è più (in casa dico) e vicinato simpatico e la gente che ti sorride dal mattino presto e il caffè sempre alla giusta temperatura … e la gente che si fa i cazzi suoi e tutti che attraversano con il verde e le persone che non corrono in macchina e niente doppie file e tutti educati … e tutti magri… e niente smog e il mare vicino a casa e la montagna a pochi passi … 
Vabbè smetto o ci faccio la bocca vah.

È finalmente Settembre

Ed eccomi qui, di nuovo, a scrivere due righe, sempre scostante nonostante le buone intenzioni che, davvero, ogni volta mi impongo di portare avanti, lo giuro, e croce sul cuore che possa morire. Solo che poi la giornata finisce, ed io mi sento un pochino come Drew Berrymore in “50 volte il primo bacio”. Una volta sveglia l’indomani non mi ricordo già più un cavolo. Poi però mollo bigliettini per la casa, che immancabilmente dopo un tot di tempo mi ricapitano tra le mani e leggo che le intenzioni c’erano, ed erano pure buone.

Sta di fatto che comunque eccomi qui, eh si, sono io, sono viva, sopratutto sono sempre tutti vivi (nel senso che ancora non ho fatto fuori nessuno). Le mie figlie ultimamente però credo si stiano alleando per far fuori me. Sarà odio adolescenziale precoce, non lo so, ma quando sono costretta a scrivere all’una del mattino, seduta sul water, perché finalmente loro sono a letto e non mi interrompono, credo veramente che il loro obbiettivo sia attentare alla mia vita, o come minimo alla mia salute mentale. Oggi infatti dopo settimane mi sono dovuta prendere due goccine causa tachicardia, difficoltà respiratoria ed una botta d’ansia che alla 20ima interruzione mentre stavo lavorando ho pensato di prendere l’iPad e buttarmi giù dalla finestra al grido di Banzai che nemmeno i giapponesi che partecipavano a Mai dire Banzai hanno visto un tuffo carpiato nel vuoto fatto così ad arte. Comunque anche se sono in bagno sono chiusa a chiave, perché non si sa mai, quelle sono capaci che si svegliano ed entrano anche a quest’ora ad interrompermi perché mi devono dire qualche cosa a dir loro importantissima. Che poi le cose importantissime sono tipo “Quando facciamo il cannone che schiumazza?”.

Già. Il cannone che schiumazza. Che Ilaria mi ha fatto due palle quadrate con sto cavolo di video che ha visto su YouTube, doveva fare questo cannone che fa schiuma colorata (bottiglia di plastica tagliata a metà, mantenuta la parte con il tappo, infilata una calza in spugna ben tesa, messo in un piattino acqua, colorante alimentare e tanto sapone per i piatti, bagnata la calza e soffiato nella bottiglia per far uscire la schiuma colorata), è rimasta a darmi il tormento per una bottiglia, perché qui in casa mia le bottiglie vuote in plastica sono una rarità, Francesco le accartoccia alla velocità della luce, quasi te le strappa dalle mani prima che siano vuote del tutto, ti stai assaporando quell’ultimo sorso e -taaaaac- sparita la bottiglia e -straaaac- accartocciata. Insomma dopo esser riuscite a procurare una bottiglia integra, aver usato maldestramente la taglierina e poi le forbici, messo una calza troppo stretta infatti la bocca del cannone si è un attimono schiacciata, riempito un piatto di plastica di acqua/colorante/sapone per i piatti, dicevo, fatto tutto quanto, chiamo Ilaria per fare finalmente la sua schiuma colorata. Lei accorre, urla dalla gioia, intinge il cannone e da due soffiate, chiama addirittura il padre per fargli vedere la magia (il tutto mentre Maria, sul water, osserva serafica tutta la scenetta, a lei non le frega mai niente, anzi, ci guarda come se fossimo dei pazzi e lei avesse la certezza di essere stata adottata), poi Ilaria se ne esce con un “Vabbe, ma credevo uscisse più veloce”. Eccola, sta lì da 3 giorni, viene spostata solo per utilizzare la doccia ma mai nessuna bocca ha più soffiato il cannone per far uscire la schiuma. Una soddisfazione davvero grandissima. Le mie figlie, sempre a dimostrati entusiasmo.


Comunque, dal 9 di Agosto siamo rientrati qui a Roma ed è stato un vero spasso, davvero. Fra ha subito un’estrazione del molare del giudizio che se il dentista ci trovava me mi stava ancora inseguendo con i bisturi. Ma ne ho parlato già. Il lato della cosa veramente andata bene è che grazie al santo Toradol, il cielo lo benedica, non ha sofferto praticamente niente. Io ho avuto un attacco di febbre assurdo, una notte, tutto in una volta, ho cominciato a battere i denti dal freddo (con 38 gradi) e vai di febbrone per due giorni (che devo essere stata veramente male perché lo avevo del tutto rimosso, me lo ha ricordato proprio questa sera Fra, che per inciso ha la febbre lui adesso, perché io di esser stata male nemmeno me lo ricordavo. Quindi ricapitolando. Rientrati il 9 e lo stesso giorno Fra dal dentista, per una settimana non ha potuto mangiare, gli vengono levati i punti finalmente andiamo a mangiare fuori e al cinema con le bambine e zac, io con la febbre quasi a 39. Mi prendo l’antibiotico perché il sabato è il compleanno di Fra, quindi, andando proprio contro al mio modo di fare solito, mi imbottisco di medicine. Sabato 20 con gli amici, una bella serata, ci divertiamo. Ilaria comincia a tossire. Resiste tranquillamente con la tosse, non troppo invasiva, intanto arriva il sabato dopo, mi rivedo finalmente con la mia Darietta e famiglia al completo, bella serata. Il sabato dopo siamo addirittura invitati alla sua festa di compleanno ma … A me comincia ad arrivare un grosso mal di testa, mi ammazza, sembra mi stiano spaccando la testa in due, mi dura giorni. Il mercoledì Fra comincia a sentire dolori articolari, mal di testa. Giovedì comincia a salirle la febbre. Intanto io sempre con il mal di testa. Ilaria sempre con un pochino di tosse, Maria che non respira da una narice, e Fra che oggi la puntata di febbre l’ha avuta alta. Perfetto. Aspettiamo le cavallette e le piaghe, poi possiamo chiudere il cerchio. 

In tutto questo c’è stato pure il terremoto. No, non starò a parlare di città distrutte, di persone e bambini morti, di devastazione e sciacallaggio, con queste cose ho già dato su Facebook e onestamente credo che in certe occasioni forse il silenzio si la cosa più sensata, anche se io zitta non lo sono stata anzi, queste disgrazie sono il periodo che mi incazzo di più, perché oltre ad essermi cagata addosso dalla paura ( ripeto che io sono isolana e al limite l’unica cosa che la natura mi può scatenare addosso e il maremoto, non il terremoto, io all’idea di morire con la casa sulla testa non ci posso pensare, ho sempre creduto che al limite mi avrebbe uccisa il mare), mi sono dovuta sorbire le cazzate dei coglioni del web che ne hanno scritte più di quanto anche l’humor più nero ne poteva partorire, una bomba di razzismo, qualunquismo, estremismo, ignoranza … Insomma. Troppe. Ma io mi sono spaventata da morire. Di nuovo. Al terzo piano da noi la casa ha ballato, è arrivato un 3.qualcosa ma per me è stato orribile, sotto una scossa davvero forte credo morirei prima di terrore, il mattone in testa non farebbero tempo ad uccidermi. È dal giorno che io non faccio altro che sentirmi dondolare, sento il letto che si muove, costantemente. Non faccio altro che guardare il lampadario, sono proprio traumatizzata, di nuovo. Dopo il 2009 che lo stesso lo avevamo sentito pure troppo bene, credo che ci metterò qualche mese a rasserenarmi di nuovo. 

Dopo tutte queste belle cose ieri la Lorenzin, emerita ministra di stocazzo, se ne esce con il fertilityday, che manco ne parlo che mi sale il crimine davvero. 

Davvero un bel mesetto questo. 

E la scuola ancora non è iniziata. 

Ho già paura …

Momenti da genitori senza figli

Ed anche quest’anno le bambine sono partite per la Sardegna. 

Va bene, ok, tralascio, respiro, capriola, giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu. 

E dopo aver tralasciato riprendo.

Come ogni anno io e Fra abbiamo deciso di prenderci questi 20 giorni di solitudine per riposarci e coccolarci some solo una coppia senza figli può fare.


Tutto normale, come ogni anno in pratica. E mentre loro sono al mare noi siamo immersi tra pacchi, pacchetti, scatoloni, tinta, armadi, giocattoli, soppalchi e chi più ne ha più ne metta. 

Ogni anno prima di partire anche noi riusciamo a finire i lavori, a risistemare e pure a pulire. La domanda quest’anno invece è : Sia mai che questa volta abbiamo un attimo cagato fuori dal vaso? Che per le persone meno scaricatrici di porto si traduce con un : O acciderbolina, mi sa che abbiamo esagerato questa volta.

… AIUTO…

Parliamone

Occhebello!

La scuola è finita, le vacanze oramai sono iniziate. Il nervoso dovuto alla scuola e alle varie problematiche portate da chi gravitava intorno a classi, istituto e genitori, come per magia è svanito. Volevo chiudere con il botto ma non mi è stato possibile per una serie di motivi (tipo i bodyguard messi lì quando di solito la gente ogni anno è stata sola), ma fa nulla. Anche infierire alla fine sarebbe stato stupido. Alla fine le persone hanno da sole quello che si meritano, e anche se all’inizio mi sono sentita presa per i fondelli e usata solo per i comodi porci di qualcuno, adesso credo semplicemente che chi lo ha fatto ha già di suo una vita veramente triste, e lo dico perché lo so, onestamente sparare sulla croce rossa avrebbe fatto di me la carnefice e non la vittima di cotanta stronzaggine.

Lo so, lo so, ero pronta alla guerra e al sangue, ma dovrò lasciare tutto per altra gente e altri momenti, questa di gente non valeva nemmeno l’impegno per trovare la parolaccia adatta.

Ed ora mi godo quello che finalmente dovrebbe essere un momento di puro relax. In più le bambine sono prossime alla partenza e io sono già pronta al silenzio che ci sarà tra queste quattro mura.

Ohhhhhhhh, spero che nessuno si metta impegno per rovinarmi il momento.

Altrimenti la faccio, la guerra.

Chi mi passa il liquido infiammabile?

La mia giornata.

La mia giornata finisce adesso.
La mia giornata da mamma, perché le bambine dormono da un pezzo (anche se Maria ha finito alle 22 passate per studiare scienze), la canzoncina che ancora accompagna i loro sogni (Twinkle Twinkle little star) è terminata da un pezzo. In questo momento saranno nel letto con le coperte completamente lanciare per terra perché c’è un gran caldo.

Continua a leggere

Ed io ci provo

Eccomi qui, con uno spirito meno distruttivo del solito questa volta.
Sono giorni un po’ così.
In queste ultime settimane, fra ddl Cirinnà, #svegliatiitalia, family day, preti che parlano di famiglia, politici che vanno a prostitute che inneggiano alla famiglia tradizionale, padri tradizionali che sgozzano i figli … insomma, ce ne sono state per tutti.
Ho deciso di rimanere calma, cosa che non è da me. Di smettere di guardare sempre la parte no. Di volgere anche uno sguardo alle cose belle della vita. Ogni tanto c’è bisogno anche di ridere.
Mi ci ha fatto pensare ieri Frafra.
Ieri, mentre cenavamo, Frafra per convincere Ilaria a raccontarci il perché di una cosa, ha preso Spocchia. Spocchia altri non è che una rana comprata a Londra, una di quelle marionette dove infili la mano, le dita, e le dai vita. È una rana inglese, che parla come Enrico Montesano quando faceva la signora inglese all’ora del tè.

Continua a leggere

Il dentino

I bambini crescono, ed inevitabilmente anche le mie stanno facendo dei passi da giganti. Ieri la nostra topolina ha perso il primo dentino. Era qualche giorno che si muoveva parecchio, oramai staccato nella parte posteriore, e lei fremeva oramai per riuscire a levarlo. Solo che non lo voleva fare da sola. Io mi sono offerta solo di tenerle la mano (e già mi sentivo male solo all’idea).

Ieri a cena ha preso il coraggio a due mani e ha chiesto che qualcuno glielo togliesse, Maria si è fatta avanti (e figuriamoci) ma è stata bloccata da Frafra che, ovviamente, ha sfoderato il suo diritto di genitore nella precedenza sullo strappo. Continua a leggere