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Un viaggio che colpisce

Questo fine settimana sono andata a Puianello, dalla mia cara amica e Capogruppo Maria. 🤗🤗

Sono andataper portarle una buona novella, il primo maggio diventerà responsabile. Una bella cosa, una bella promozione, una cosa che in primis ho voluto tanto perché il lavoro ben fatto va ripagato, sempre. 😊

Sono state 36 ore molto belle, passate in un B&B davvero grazioso per pernottare, a Vezzano sul Crostolo. Un bel paesino immerso nel verde e costeggiato da un torrentello con le sue pareti gessose. Uno spettacolo per gli occhi e per l’anima. 😍

A parte La Réunion con le ragazze che hanno voluto partecipare alla sorpresa (chi non era presente sul posto lo è stata comunque su Skype), che solo per stare tutte insieme quei 500 km hanno avuto un significato ancora più profondo, il clima è sempre stato di assoluta felicità. 😌😌

Ora che sono di nuovo a casa, dopo le 10 ore di macchina fatte tra andata e ritorno, posso tirare le somme di questo piccolissimo viaggetto. 🚗

Posso dire che quando ci si sposta la presenza delle bambine da un significato in più (anche se Maria non c’era perché stava al mare e con noi era presente solo Ilaria, posso dire che tutto ha preso una piega differente), ed io credo che non vorrò mai più muovermi senza di loro. 🤔

Posso dire che la natura, il verde, mi mancano da morire, e che vivere con un piccolo orticello da curare rimane il sogno nel cassetto e che prima o poi lo realizzerò, costi quel che costi. 💚

Posso dire che il mio lavoro da tanto, in termini umani, personali e lavorativi. Tante emozioni tutte insieme non le avevo mai provate. 🤪

Posso dire che ho proprio voglia di svoltare, ancora una volta, di reinventarmi, di tentare strade mia tentate prima, di vedere altre cose e scoprire altre occasioni. 😜

Posso dire di essere stata bene ma anche di essere spaventata, preoccupata, per il lavoro che invece dovrò affrontare io, ma sono felice per quello che ho fatto e l’opportunità che ho dato. 🤗

Vorrei che ogni ragazza capisse l’importanza delle possibilità date, che un treno non sempre passa due volte alla stazione, e che sarebbe bene sempre tentare, prima di dire no, perché le nostre possibilità, i nostri punti di forza, li vedono coloro che ci guardano dall’esterno, e comunque a fallire non si muore, ma si può dire di averci provato. 💪🏼

In questo momento ho bisogno di tranquillità, di rimettere in ordine le idee, di capire quali sono i passi da fare. 🙃

Ma sono felice, tantissimo 💚

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Cambiamenti, quelli importanti.

Che poi niente,
stiamo la maggior parte delle volte a guardare le situazioni che scorrono sotto i nostri occhi ma non è che ci impegniamo poi per creare dei cambiamenti.

Se c’è una cosa che non ci va bene, dovremmo cercare di cambiarla, se poi però vediamo che non c’è via d’uscita dovremmo cercare di dare un segnale in altro modo, non è impossibile, e non è nemmeno possibile continuare a subire una situazione guardando solo al momento presente e non ai futuri danni che ne potrebbero conseguire.

Abbiamo alla fine tolto nostra figlia dalla scuola in cui stava, prima abbiamo parlato con chi di dovere per cercare di far cambiare la situazione, la risposta è stata “datemi una settimana di tempo” ma il giorno dopo c’è stata la messa alla berlina della bambina al centro della classe, con livido del calcio messo in evidenza, finta ramanzina, discorso sul “lui è pieno di rabbia perché voi non lo accettate”, e poi alle spalle della maestra (che non mi interessa più se era li, se non c’era, se ha visto e non ha fatto niente, se non ha visto perché guardava altrove, se stava al cellulare, in bagno, alla macchinetta del caffè, nell’altra classe distratta o dove cavolo voleva lei) l’ennesima presa per il culo della bambina da parte del bullo/disagiato/maleducato/violento che, poverino, è così a causa degli altri bambini che non lo accettano. Quindi la bambina è uscita in lacrime da scuola, raccontando della vergogna provata a stare di fronte agli altri, a sollevare il pantalone, e ad essere comunque presa in giro dal solito bullo.

E poi dai, io non lo posso tollerare. Che vuol dire lui picchia ed è pieno di rabbia perché voi non lo accettate? Ma vi prego! Io non posso minimamente accettare un discorso del genere. MAI MAI MAI si deve giustificare la violenza. Da divorziata da un uomo violento per me è il sinonimo del “Ti ha dato un ceffone perché non hai lavato i piatti”, nessuno ci pensa ma è LA STESSA IDENTICA COSA. Fatele crescere queste bambine nella convinzione che per la violenza esiste una giustificazione e state minando la loro educazione. Credete che io sia esagerata? Mi fa piacere, ma io fossi in voi ci penserei BENE. E guarderei anche come sta girando il mondo, non proprio dalla parte delle donne direi, con dei pazzi che se ti va bene ti picchiano, se ti va male ti dividono in pezzetti all’interno delle valige.

Ma no, tutti a sminuire la cosa.
Sbagliato.

E vorrei dire, giusto per la cronaca, perché poi questa cosa la porterò avanti in separata sede, inutile sminuire quello che succede all’interno delle classi, con un semplice “le ha dato un calcetto”, non era un calcetto (che poi grande o piccolo NON deve essere dato), le ha dato un calcio, il giorno prima le ha dato un pugno in pancia, ha fatto la simil sassaiola con una marea di oggetti, le ha spaccato più volte materiale scolastico, la ha presa in giro di fronte ai compagni e la bambina NON ha avuto l’aiuto da parte degli insegnanti, quindi io eviterei il cercare di rimpicciolire la cosa. Come eviterei anche di dire che io minaccio le persone, oh se lo eviterei, perché di fronte a testimoni (che ho ovviamente) una frase del genere si chiama diffamazione, passibile di denuncia. Cosa che non è escluso che farò, ho il tempo dalla mia parte ancora. E anche i testimoni firmanti, ovvio.

Comunque siamo finalmente usciti dalla situazione peggiore, Ilaria ha chiesto di essere cambiata di scuola (ho paura che mi picchino ancora, le maestre mi dicono che non si fa la spia, non mi difende nessuno – ah ovvio, ai bambini hanno detto che si devono difendere se vengono picchiati, non dirlo a loro, ma difendersi e, proprio il colmo, DEVONO difendere i compagni più deboli che vengono picchiati- mi sono vergognata un sacco), e Fra ed io ovviamente non abbiamo lasciato passare del tempo. Il giorno dopo richiesta di nulla osta, con le motivazioni reali scritte da un avvocato, e anche li la segretaria geniale nemmeno ci ha detto che le spiaceva per la situazione, che le dispiaceva per la bambina, no, ha visto che la mettevamo in una scuola privata delle suore e ci ha detto, a mo di sfottò “Sicuramente le suore vi hanno accolto a braccia aperte”. Oh stronza, che mica è colpa nostra se la vostra scuola è una merda. Se il corpo docenti non serve a un cazzo, se i ragazzini si pugnalano con le forbici e i maschietti minacciano le femminucce con le forchette alla gola (oltre a picchiarle). Volevamo il diritto all’istruzione pubblica, ci avete OBBLIGATI a cambiare scuola, mica ce ne siamo andati perché abbiamo litigato con qualcuno, ma perché nostra figlia veniva picchiata, derisa, e invece di difenderla le si stava insegnando la legge del taglione. COMPLIMENTI. Una vera vergogna.

E quindi nulla, di nuovo sa Suor Letizia, che per carità, impegnativa anche lei eh, ma almeno i bambini vengono curati, c’è attenzione, non c’è violenza, le insegnanti non sono meno preparate di quelle della scuola pubblica (anzi se faccio un paragone quasi quasi …), non si dice ai bambini che si devono difendere ma si insegna il rispetto e SOPRATUTTO, le insegnanti non sono SOLO insegnanti, ma sono EDUCATRICI, il giusto prolungamento della famiglia e la dove non arriva e non vede la famiglia, interviene la scuola. Male feci a volermene andare, sono stata io a spingere, volevo che la bambina avesse delle classi più numerose, più compagne, più opportunità. Dal primo anno invece, dopo il coro di Natale, il primo pugno in pancia e la prima faccia voltata dall’altra parte dal corpo insegnanti (le mamme poi te le raccomando).

Ho sbagliato, mea culpa.

Ma non siamo rimasti la ad aspettare il miracolo, che mi dispiace non arriverà mai, abbiamo pensato a nostra figlia, e siccome abbiamo provato a cercare il cambiamento ma non era possibile, abbiamo colpito in altro modo, in un modo che fa più paura, in una motivazione scritta da un avvocato che ci ha fatto ottenere un nullaosta nel giro di 18 ore (anche li una figura pietosa della segretaria che nemmeno sapeva le informazioni presenti nel sito scolastico). So che è utopistico, perché sarebbe già accaduto, ma se altri facessero come noi allora il cambiamento sarebbe possibile, ma non in questa scuola in particolare, ma in tutte le scuole, perché purtroppo non è problematica solo di quella dove stava nostra figlia.

E poi genitori, che cazzo, educateli i vostri figli. Se non avete intenzione di seguirli, di crescerli, di dargli i giusti valori, di insegnar loro rispetto e umiltà, porca puttana prendetevi un cane.

 

 

Il “dopo le varie feste”

Finalmente il periodo festivo è finito. 🎉

Si sì, abbiamo chiuso con la cresima, abbiamo chiuso con Halloween, abbiamo chiuso con le festività fino a Natale.

Quest’anno però farò l’albero. Si, ho deciso. Costruirò il MIO albero 🌲. Non sarà un albero di Natale, ma sarà il mio albero di Yule, e lo addobberò benino. 😍 D’altronde lo hanno tutti in casa, senza saperlo, io lo farò con cognizione di causa.

Di questi giorni di festa mi rimarranno poche cose, e nessuna di queste sono legate alla cerimonia della cresima, mal organizzata, un flop ed una delusione, ma cosa aspettarsi poi.

Mi rimarrà la festa, mi rimarrà Maria che apre i regali, mi rimarrà mia cugina per un giorno e mezzo, mi rimarranno mia mamma e mio nipote per 20 giorni, mi rimarrà io ricordo dello smaltimento degli avanzi, mi rimarrà una torta che credevo andasse bene per mia figlia e invece, come al solito, niente dolce per lei, mi rimarrà il pub e le chiacchiere e le rivelazioni. Questo per quanto riguarda la cresima.

Per quanto riguarda la festa di Halloween mi rimarrà la stanchezza, ma fanculo a quella, è stata un festa dove mi sono divertita da morire, mi rimarrà l’assenza di Maria per la prima volta con le amiche, mi rimarranno i bambini che ballano tutti insieme, mi rimarranno gli addobbi e il sangue finto nel bagno, mi rimarrà il ricordo della preparazione in fretta e furia e il dubbio fino all’ultimo, mi rimarrà l’amarezza per gli assenti, mi rimarranno i cocktail 🍸 e le birre 🍺 e il mal di testa del giorno dopo 🤣

Tutto questo in un mese che è stato per me tanto, tanto importante, tanto significativo, che ha segnato l’inizio e la fine di tante cose, che ha portato novità e ventate di ottimismo.

Sono stanca, questo mese di Ottobre, finito da qualche giorno, è stato pieno e sfiancante, una corsa continua dopo 3 mesi estivi da panico, di lavoro incessante e di stanchezza fisica e mentale, ma con novembre si segna finalmente la svolta, e lo sguardo che gli volgo è bonario, è pieno di fiducia. Nonostante la stanchezza tante cose non saranno più le stesse, e volgeranno in meglio, e alla fine, non abbiamo lavorato tanto per questo? 😅

Ora l’obiettivo della nostra vita sarà volto al raggiungimento dei traguardi e degli obiettivi che avevamo lasciato indietro, che per un motivo o per un altro non siamo stati in grado di veder crescere. Sono stati 19 anni in cui i sacrifici sono stati enormi, ma li abbiamo superati ed ora mi sento con diverso peso in meno addosso… ed era ora…

Comunque, una delle foto più belle e significative di questo mese è assolutamente questa

Quelle di Maria arriveranno quando mi deciderò ad andare a sceglierle 🤣

Una vita in cambiamento.

C’è una canzone che in questo periodo mi prende in modo particolare.

È una canzone di un duo rumeno che ha partecipato all’Eurovision song contest.

La canzone si chiama Yodel it. Per capire il perché sarebbe il caso di capire il periodo che sto vivendo. E di conoscerne la traduzione ovviamente.

Ci sono stati dei periodi neri, ci sono stati dei periodi in cui mi sono persa, ci sono stati dei periodi in cui avrei voluto mollare tutto, dalla casa alla famiglia, alle figlie, al compagno, alle amicizie, alla vita. Eppure, anche in questi momenti tristi, tutto quello che avrei voluto mollare io, non mi ha mai mollato.

Immagino che riprendere le redini della propria vita, del proprio successo personale, dei propri sogni e delle proprie aspettative, non sia semplice quando si vivono esperienze che ti segnano nel profondo, che ti lasciano quelle ferite che anche se all’esterno non si vedono, ad un attento osservatore non possono passare inosservate, anche se sono ferite dell’anima.

Però le persone che quelle ferite le vedono, le percepiscono nel tuo sguardo perso nel vuoto, sono le persone che al momento del bisogno saranno lì a sorreggerti. Ed io le ho trovate.

Poche, perché nella vita non ho bisogno di essere circondata da tenete persone fidate, me ne basta giusto qualcuna, ma se riescono ad entrare nelle mie grazie, allora difficilmente da lì ne usciranno mai.

Io sono stata fortunata in primis con il mio compagno (scriverei fantastico ma saprebbe di sviolinata), perché trovando lui per caso, anzi, trovandoci, sono stata probabilmente io quella più fortunata. Avevo delle amiche, avevo un gruppo fornito di persone e conoscenze più o meno approfondite su cui poter contare, e in pochi mesi disastrosi della mia vita, disastrosi non per colpa mia poi, tutte quelle persone si sono eclissate e mi sono trovata sola. Con un carico troppo pesante per le mie spalle, con una bimba da crescere e tanti interrogativi più o meno Vitali. Ed ero sola. Avevo i famigliari, ma mi sentivo comunque sola, perché non volevo far cadere su altre spalle i problemi miei. Poi ho trovato spalle forti che quei pesi non se li sono sobbarcati, ma hanno fatto la cosa più giusta, li hanno condivisi. Così sono riuscita a risolverli, piano piano, ma ci sono riuscita.

In un percorso lungo, doloroso, pieno di ferite riaperte e di paura di non riuscire, invece, piano piano, ci sono riuscita, anzi, ci siamo riusciti.

Ho avuto la fortuna di essere sorretta nelle decisioni, confortata in quelle che sembravano sconfitte, consigliata quando intorno a me vedevo solo il nero del buio che avanzava. Ho avuto una vita di merda per qualche anno, ma poi sono stata fortunata. Il mio percorso di risalita lo devo a pochi, a pochissimi. Se non avessi avuto Fra poi, davvero, ciaone, come si suol dire. Perché tutto è cominciato con lui, con quel “Buonasera signorina, disturbo?” Lasciato in una chat che adesso nemmeno esiste più, quando cominciavo a scrivere questo blog, oramai più di 10 anni fa. Quando cominciavo a parlare di un mister x che non si faceva mai vedere in faccia, quando parlavo di un Sakurambo con la non fidanzata. Quando pensavo che lasciare la Sardegna fosse un fallimento e qualcuno mi preparava una playlist di canzoni che mi facesse compagnia su un aereo che mi portava via, verso un viso si amico, ma lontano da casa, affetti e da mia figlia per chissà quanto tempo. Ho ricominciato il mio percorso di risalita a Milano e lo ho continuato a Roma, quando quel qualcuno è diventato reale e materiale. Da lì sono state strade in salita, che forse in due abbiamo creduto fossero troppo irte anche solo per pensare di percorrerle, ma le abbiamo fatte scorrere sotto i nostri piedi passo dopo passo, lentamente, per non stare con la lingua per terra.

Ogni decisione, che sembrasse stupida, sbagliata, inadatta, avventata, alla fine è stata parte di un percorso che mi ha fatto risalire. Ogni persona che ho incontrato, nel bene e nel male, anche le merdacce, sono artefici del mio cambiamento e del mio riprendermi me stessa. E insieme a me stessa ho ritrovato un pochino di serenità. E spero che possa solo andare avanti sempre meglio.

Le mie figlie, il mio grandissimo amore, il lavoro, le amiche, la famiglia. Tutti tasselli che si sono messi al posto giusto, al momento giusto, nell’esatto istante in cui mettendosi in quel modo, le cose, anche se alla lunga, sarebbero solo potute girare bene. Ed infatti così è accaduto.

Ho accanto un uomo fantastico, delle figlie che amo, delle amiche che adoro, la famiglia di sempre, e il lavoro dei miei sogni.

E dopo 10 anni posso anche dire la cosa più importante.

Vaffanculo Giuseppe, finalmente son divorziata! 🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉🎉

Finalmente il fresco.

E dopo un estate afosa, durante la quale abbiamo passato più giorni chiusi in casa che fuori, finalmente un pochino di pioggia è arrivata a rinfrescare le temperature. 🙏🏼

Inutile dire che aspettavo questo momento circa da fine luglio. Sono state settimane da incubo 😱

È iniziato settembre, e per molti, come per me, settembre è una specie di capodanno, il momento in cui tutto ricomincia dopo la pausa estiva, il mese in cui sembra che tutti i buoni propositi si possano riprendere in mano, il momento in cui tutto si può ricominciare. Sarà perché riprendono le scuole, tanti tornano al lavoro, le ferie per lo più sono terminate, tornano il fresco e la pioggia, insomma, una specie di elettroshock dopo il letargo estivo 🌞🌞

Anche io, come dicevo, sento settembre il mio secondo capodanno del 2017.

Non voglio ricominciare con i buoni propositi, quelli oramai, come in tutti gli anni passati, sono andati.

-Non sono dimagrita

-non sono diventata più paziente

-contassi pure a mille sbotto se ho le palle girate

-continuò ad essere acida, sgarbata, scostante nelle amicizie, continuo a preferire la mia zona di comodo (e qui grazie a Gloriana per avermi spiegato cosa è), continuo a non aver superato tutti i miei casini emotivi, a non essere andata oltre i drammi che mi hanno bloccata, continuo a fantasticare quando guardo la katana e a nominarla più di quello che dovrei. Auspico ancora all’estinzione della razza umana, per me ci si dovrebbe salvare in pochi, davvero in pochi, probabilmente nemmeno io. Continuo ad essere una scema che si fida delle persone e che ogni volta viene fregata e continuo ad avere a che fare con delle psicopatiche niente male, l’ultima mi ha sbloccata dopo avermi bloccato su Facebook per insultarmi e per poi bloccarmi di nuovo, ma vabbè, si è dimostrata una persona disturbata, se penso che me la sono pure fatta venire a casa aiuto, e povero bambino. Insomma, io e i buoni propositi non andiamo troppo d’accordo devo dire, ogni capodanno li stilo solo per poterli infrangere in pratica😂

Comunque vada Settembre rimane un nuovo trampolino di partenza ed Io questa partenza la voglio al top questa volta. 🔝

Si al top, senza buoni propositi da infrangere, che poi mi deprimo, ma puntando su me stessa, così, come sono, che tanto hai voglia a cercare di cambiare, ciò che nasce tondo non muore quadro, al limite lo puoi ovalizzare, ma gli angoli no, quelli non verranno mai, e allora io comincerò prima di tutto ad amarmi per come sono.

Ho dei kg in più? Pazienza, non mi potrò permettere vestiti scollati e micro gonne, ma chi se ne frega, io amo i jeans, quelli li trovo per tutte le taglie 😜

Non sono paziente? Fa nulla, la gente imparerà a non farmi girare le palle 🏐

Sono scostante con le amicizie? Se tali sono capiranno che ci sono periodi che amo passare in completa solitudine e silenzio 🤐

Amo la mia zona di comodo? Quando mi sentirò pronta toglierò la testa dal mio guscio e mi guarderò intorno, probabilmente la rimetterò dentro, ma prima o poi dovrò uscire per qualcosa.

Continuo a rimuginare sul passato? E vuol dire andrò da uno psicologo e pace 🕊

Insomma. Alla fine il succo del discorso è questo:

“Caro Settembre, quest’anno non mi importa di cambiare, non rinnovo dei buoni propositi destinati a fallire.

Quest’anno caro Settembre, gioco solo su di me.

E come si suol dire, se chi mi ama non mi segue, significa che non mi ha mai amato e non sarà una gran perdita, e poi sai che mi frega, io ho Fra e le bambine, e tanto mibasta”.

Mio padre

Ricordo che mio padre mi diceva che non dovevo mai badare a quello che gli altri dicevano di me, che l’unica cosa che andava bene era il mio risveglio la mattina. Se la mattina mi svegliavo e mi potevo guardare in faccia allo specchio, allora stavo facendo tutto per il verso giusto, diversamente da sola avrei capito che c’erano delle cose che non andavano, che qualcosa era da cambiare.

Sono anni che non mi guardò più allo specchio, ma non per il motivo che diceva lui, le gravidanze mi hanno cambiata, il mio viso non è più quello sorridente di una volta, comincio a vedere le rughe di espressione e sono un’espressione triste, ma non per quello che io ho fatto, ma per le persone che ho scelto di avere vicino durante il corso dei miei anni. 

Amici sbagliati, fidanzati e mariti sbagliati. Per carità. Sempre errori fatti in buona fede, ma errori che, anche se io mi sono sempre comportata bene, hanno pesato sulla quantità e sulla qualità dei miei sorrisi. Il mio viso assomiglia sempre di più a quello di mia nonna paterna, una vita pesante, una vita che l’ha cambiata nel profondo ed un’espressione sempre grave, pochi sorrisi e ancora meno spontanei e davvero felici. Non ricordo una sua risata. E oltretutto ho milioni di rimpianti anche con lei.

Credo che mio padre ne sarebbe dispiaciutissimo per questo.

Ogni tanto ricado nella nostalgia di un abbraccio che non potrà più esserci e che quando si poteva fare non è stato dato. Nella nostalgia di un viso che dovrò osservare per il resto della mia vita immutato in una fotografia, senza mai cambiare angolazione. Nella nostalgia di una voce che qualche volta sento nei sogni, ma mai accompagnato alla vista, so che è lì, sento la sua voce, ma non riesco a vederlo. Nella nostalgia di eventi felici passati, che non potranno più esserci. 

È una sensazione che toglie il fiato, qualcosa che non si può superare, non è possibile, sopratutto non come lo ho vissuto io. Traumatico, incontrollato, veloce ma per la sua evoluzione forse troppo lento. 2 settimane che hanno cambiato la mia vita per sempre. E da lì, poi, il declino. E ferite che non si rimargineranno mai. Si rimarginano ma sanguinano e si riaprono con una facilità impressionante, un girone dei dannati. 

Appena mi hanno detto che la avrei superata ho subito capito che fosse una cazzata, non si supera, o magari riesci a tollerarlo se la tua vita prende una buona piega, ma poi per me ci sono stati anni di merda. E no, non la ho superata anzi, vivo con il dolore lacerante che si acutizza quando poi ci sono di nuovo dei momenti no, dei momenti tristi, dei momenti difficili. E non sono d’aiuto. Mai. 

Mi portano a pensare che forse avrei potuto, che forse avrei dovuto, che magari potevo dire.

Tutti momenti passati, tutti momenti morti. Fantasmi che mi perseguitano.

Ed io rimango così. Ferma. Che respiro poco e con difficoltà. Non è l’umidità. È proprio la morsa in petto. 

Lavorando.

Diciamo che il lavoro va bene.

Diciamo che la vita a tratti da uno schiaffo e in altri una carezza.

Diciamo che i miei giochi preferiti sono fermi lì e non si muovono.

Diciamo che ho abbandonato un pochino tutto.

Diciamo che fa veramente caldo.

Diciamo che vorrei fuggire e rifugiarmi in Germania nella foresta nera (si chiama così?). Così, al fresco. 

In questi giorni mi sono soffermata a pesare la qualità della mia vita, sopratutto quando una persona, sotto un mio post, mi ha scritto che sono sempre arrabbiata 😡. E che devo fare? Non posso darle torto. Scrivo solo quando ci sono cose da dire e le cose da dire mi vengono quando le palle mi sono girate talmente tanto che mi hanno letteralmente fatto prendere il volo. Non è colpa mia. 😇

Intendiamoci, io non sono sicuramente una dal carattere facile, ci mancherebbe, non me la racconto proprio una storiella del genere. Ma amo vivere in pace, amo la tranquillità tra le mura di casa, amo le risate delle mie figlie e dei bambini in generale (tranne in mezzo alla notte e quando non hai a casa bambini cit.), amo uscire e andare al parco, far correre il mio cane, portare le mie figlie in bici, al bioparco, al parco acquatico, vedere famiglie felici, chiacchierare con le persone (questo un pochino meno). Non è che auspico all’ estinzione del genere umano (non sempre almeno). 🤔

Il problema mio e della società è che la società è diventata uno schifo. Mi arrabbio appena metto piede fuori casa, per questo poi a fine giornata sono inviperita, e si, lo so che probabilmente non arriverò ai 60 perché mi verrà un ictus o qualcosa del genere, ma non ho paura di morire, non sono cattolica e non credo nel paradiso ma sono abbastanza tranquilla perché so di aver dato il meglio nella mia vita, sempre, e anche con chi non lo meritava affatto il mio meglio. La morte fa parte della vita quindi si, probabilmente il mio nervoso e la mia ansia mi faranno schioppare qualche vena prima o poi, ma tranquilli, moriremo tutti 😂.

Tornando a bomba però, dicevo, mi innervosisco da appena esco di casa. Ed è una cosa che mi succede da quando ho lasciato la Sardegna. Probabilmente quando mi dicono che una piccola città è più facile da gestire e palle varie hanno anche ragione, ma non è solo la gestione della città il problema. Il problema è proprio la gente. 😶

Qui regna il caos, ed io sono una persona che non riesce a vivere nel caos, nel disordine mentale della gente, nel non rispetto delle regole. Non ci riesco. Non attraverso con il rosso e ho insegnato alle mie figlie a non farlo. Invece qui siamo le uniche a stare ferme al semforo. “Ma che cazzata” starete pensando, e invece no. Non è vero. Vedo mamme attraversare in diagonale gli incroci più terribili con i bambini per mano, corrono per cercare il momento in cui la strada è libera. Con i bambini ripeto. Con dei bambini per cui le regole sono talmente importanti che non si può insegnare loro che “Vabbè fanculo al semaforo non passa nessuno adesso”. Sono gli stessi bambini che adesso tiri per mano, ma un giorno andranno da soli a scuola, non staranno attenti, attraverseranno a cazzo e quando verranno investiti si dirà “Ma poverini” e magari la mamma darà la colpa all’ automobilista. Eh no stronza. La colpa è la tua, che se tu per prima avessi insegnato a tuo figlio un minimo di rispetto per una regola così piccola adesso non sarebbe stato investito. Che poi i ragazzini si trasformano in perfetto stronzi è un altro discorso, ma minimo l’insegnamento glielo devi dare. 😒

Cacca, cacca di cane ovunque. Ho il cane ed esco con i sacchetti, io e pochi altri stronzi, per il resto dobbiamo schivare le cacche dei cani altrui. La cosa più assurda? Riescono a far fare la acca ai propri cani sui muri. Dico io, ma come fanno? Sono cani circensi? Metri di muri cagati dai cani. Ma si può? 💩 

Prendiamo la macchina? Lo slalom tra chi cammina in mezzo alla strada, occhio ai pedoni che attraversano in ogni dove, le strisce sono un optional, la gente si butta sotto, i marciapiedi vuoti (a parte la cacca) e tutti che camminano allegramente in mezzo alla strada, ma dico, dove vi credete, in una sagra di paese? Non è che in via Boccea ti puoi fare i vasconi avanti e indietro come in una paesino di montagna, sali su quel cazzo di marciapiede. Gli automobilisti dovrebbero avere la licenza di falciare chi non attraversa sulle strisce e non cammina sul marciapiede. ☠️ Ah, e non attraversa con il verde, ovviamente.

Macchine selvagge, passano contromano e te le ritrovi davanti mentre tu cammini nella tua corsia, nemmeno si scusano. Chi guida lo scooter passa completamente contromano, ti devi spostare tu perché loro per superare le macchine sono nell’altra corsia. Io per fargli dispetto non lascio mai lo spazio e cammino filo alla linea di demarcazione a sinistra. Vuoi superare, dai facciamo un frontale, io sono in macchina, la peggio la hai tu, e mi paghi pure i danni. 😡

In terra trovi di tutto, bottiglie, assorbenti, panini e pezzi di pizza, frutta mezza mangiata, noccioli, (cacca), materassi, frigoriferi, mobili completi, pc, e non diamo la colpa all’ama per cortesia, ci sono le isole ecologiche per certe cose, non è colpa dell’ama se tu  la butti accanto al cassonetto, è colpa tua coglione, e hai voglia a fare le foto dementi con il titolo “Raggi perdonami”, non la ha buttata la Raggi la dispensa accanto al cassonetto, la ha buttata un coglionissimo cittadino. 🤷🏻‍♀️

È facile prendersela con chi amministra male, dare la colpa al politico di turno che non fa nulla. Si certamente, la città viene amministrata di merda da anni, sarà anche un casino da rimettere in piedi una città così grande, ma si dovrebbero prima di tutto rieducare i cittadini. Perché la cacca del cane non la lascia l’amministrazione comunale, la lascia il cittadino. Rieducazione stile arancia meccanica, ecco cosa ci vorrebbe. Sicuramente la città continuerebbe ad essere amministrata male, ma sarebbe comunque più vivibile. E fatevelo cazzo un esame di coscienza. 💆🏻

Per non arrabbiarmi dovrei non uscire mai di casa, ma non mi è possibile purtroppo. Ho due bambine e un cane, ho un gruppo di lavoro che seguo ed ora comincio ad avere ragazze anche sul territorio, quindi devo per forza uscire di casa 🏡 con Frafra amavamo fare le passeggiate mano nella mano e quello lo abbiamo abolito, tornavamo a casa idrofobi. 👫

Quindi fatemi un favore enorme, prima di buttare una cartaccia, di non raccogliere la cacca del vostro cane, di scaricare un tavolino dove non dovete, di mangiare la frutta e buttarne il nocciolo sul marciapiede, di camminare in mezzo alla strada, parcheggiare in seconda fila, camminare in contromano, attraversare con il rosso o non sulle strisce. Prima di fare gli stronzi ineducati incivili cafoni teste di cazzo, pensate che poi mi costringete a scrivere sempre incazzata e piantatela, pensate che la vostra maleducazione ricade sugli altri in un modo o in un altro. E i vecchi, cazzo, attraversate con il verde che mie figlie vi guardano alienate. Dovreste essere l’esempio per le nuove generazioni brutti stronzi. 👴🏻👵🏻

Diario di bordo di metà mese di maggio.

Eccola qui, scostante come al solito, sempre incapace di mantenere gli impegni e di stare, come si suol dire, sul 👉🏼pezzo👈🏼.

Io nemmeno so che cosa significa stare sul pezzo, o meglio, so cosa significa, ma non mi interessa starci🤔.

Per stare sul pezzo devi sempre avere qualcosa da dire🗣, anche quando non hai nulla da condividere, ed io invece sono una così, io preferisco stare zitta🤐 se non ho niente da dire, e da quando ho iniziato a fare la capogruppo devo dire che oramai ci penso anche due volte ad intervenire, sotto qualsiasi post capiti. A volte scrivo lunghe risposte intelligenti, pungenti, nel mio modo tipico da presa per il culo mentre ti apro gli occhi alla verità e ti faccio anche rimanere male, poi finito di scrivere mi fermo, e mi chiedo se ne vale la pena di perder tempo. La risposta ultimamente è quasi sempre “No”. E cancello.


Queste ultime settimane sono state un pochino un reboot delle piaghe d’Egitto. Non era ambientato in Egitto, ma sempre piaghe erano, e ne ho parlato anche nel mio precedente intervento, anzi no, in quello prima ancora🤔. Nell’ultimo ero in depressione, sotto benzodeazepine e volevo tentare il suicidio☠️, ma ogni tanto va così, sono gli strascichi della mia vita nella stessa casa con mio suocero, ogni tanto al suicidio una ci pensa per forza🤐.

Pare comunque che l’allergia una pausetta se la sia presa, che la bronchite asmatica abbia deciso di allontanarsi (mi mancherai, ma ci vediamo in autunno 🍂), che gli starnuti, la tosse, il naso che cola e tutti gli annessi e connessi si siano o si stiano stancando di me, e piano piano mi stiano abbandonando. Molto lentamente però, che mica abbiamo fretta noi. 😝

Maria studia, Ilaria studia (ma ultimamente sta a casa per vezzo, che lei ancora se lo può permettere in prima elementare, e in generale siamo tutti abbastanza stanchi a dire la pura verità.

Speriamo in una ripresa definitiva, nella fine della scuola, nelle vacanze meritate ed in un’estate decente. 🙏🏼

Quando sai che così non Ã¨.

Capita a volte, quando meno te lo aspetti, che il tuo cervello faccia brutti scherzi.

Vuoi una cosa, la hai sempre voluta, ma chissà perché il tuo cervello ti fa credere che ci siano soluzioni per te che vanno meglio.

Ma non è così. Poi te ne  rendi conto. Non è ma così. Anzi. Ma di solito è troppo tardi e i giochi sono fatti.

Che ne so. Ti piace un parco naturalistico ma il tuo cervello, nel più bello che stai ammirando la nascita di un fenicottero, ti dice che se corri all’altro capo del mondo ci sarà un parco migliore di questo. Corri, nessuno ti segue e tu ci vai da sola, e poi quando arrivi lì ti rendi conto che il parco è bello, davvero, è pure migliore, ma tu volevi vedere quel piccolo fenicottero che veniva fuori dal suo uovo. Era con quel fenicottero che volevi rimanere. Ed invece adesso sei in un altro parco, con altri animali bellissimi, ma il fenicottero ti manca da toglierti il fiato, perché volevi vedere, davvero, volevi vedere come sarebbe andata a finire. Volevi vedere se il piccolo fenicottero avrebbe fatto tutto da solo, se si sarebbe liberato da quel guscio, se si sarebbe messo in piedi senza l’aiuto di mamma fenicottero. Invece sei in un bellissimo parco, ma quell’unico fenicottero in tutto il mondo che avresti voluto vedere, quel fenicottero che volevi seguire, non c’è. E non puoi tornare indietro perché sai che quel fenicottero oramai è andato via.

Rendo l’idea.

Ecco. 

Cosa succede quando …

– Quando arriva il tuo quarantesimo compleanno e hai accanto solo il tuo piccolo nucleo famigliare e tua mamma.

Beh, succede che quando spegni la tua candelina, nella mente vedi anche i visi di tutte quelle persone che avresti voluto avere vicino in una data che dovrebbe essere almeno un briciolo importante, e invece siete solo in 5, certo magari quelli più importanti, ma di gradi di importanza ce ne sono tanti, ed alcuni differiscono da altri solo per una briciola.


РQuando tua figlia parte per il campo scuola e ti chiama in lacrime perch̩ ̬ stata accusata di essere bugiarda solo perch̩ ha riportato qualcosa che probabilmente le insegnanti non volevano che riportasse.

Beh, succede che avresti voglia di arrivare fino in Toscana, fosse pure a piedi, con la katana in mano, a spiegare a queste insegnanti che punire o rimproverare un bambino perché ha detto alla mamma cosa succede in gita anche se le insegnanti avevano detto di non farlo è proprio di dubbia morale, e sopratutto, ma chi cazzo sei tu per cercare di obbligare mai figlia a tenere le cose nascoste! 

Passategli la mia Katana di Hello Kitty


– Quando vedi il tuo nome al 32esimo posto tra più di 2200 capogruppo come fatturato di gruppo.

E che succede. Succede che ti rendi conto che quello che stai facendo è giusto, che alle tue ragazze sta passando tutto il tuo entusiasmo, tutto l’amore per questo lavoro, che quello che hai fatto non è solo arraffazzonato, distratto, incasinato, buttato la, iniziato, messo in pausa, continuato e mai concluso come di solito sono le mille cose che inizi. No. Succede che ti rendi conto che quello che stai facendo è assolutamente il tuo lavoro. Che ci sei nata, che ti piace, che magari non saresti mai potuta stare sotto un capo che ti rompesse i coglioni o nello stesso ufficio con dei colleghi che odi, che ti serviva un lavoro dove sei tua gestirti, dove sei tua scegliere per chi lavorare e con chi. E finalmente hai la riprova che le capogruppo non hanno delle Consigliere che lavorano per loro, ma che sei tu che lavori per far guadagnare le tue Consigliere, e quando il tuo gruppo fattura tanto, significa che di Consigliere che si sono messe dei soldi in tasca ce ne sono diverse, e li sei davvero felice. Davvero tanto.

#Yves Rocher, il mio mondo, il mio lavoro, il mio futuro.


–  Qua Tua figlia parte per il campo scuola e tu fai programmi hard con il tuo compagno, stili un programma di ginnastica dimagrante, bagni rilassanti, passeggiate stimolanti (tanto in casa c’è tua mamma che ti può tenere la piccola).

E che succede … succede che invece ti viene un herpes labiale che ti infiamma il nervo del trigemino, ti arriva in concomitanza anche un mal di testa che spostati Jack Skeleton che la zucca 🎃 mi si sta spaccando in due, il ciclo per tutto lo stress si anticipa di qualche giorno, piove a dirotto, hai pure mal di denti. Finalmente allora hai la prova che Dio davvero non esiste, nel caso invece esistesse sai con certezza che tu gli stai sul cazzo e ti riprometti di non rimproverare più Frafra quando bestemmierà di gusto. 


E comunque mi manca Maria, ecco.