Mio padre

Ricordo che mio padre mi diceva che non dovevo mai badare a quello che gli altri dicevano di me, che l’unica cosa che andava bene era il mio risveglio la mattina. Se la mattina mi svegliavo e mi potevo guardare in faccia allo specchio, allora stavo facendo tutto per il verso giusto, diversamente da sola avrei capito che c’erano delle cose che non andavano, che qualcosa era da cambiare.

Sono anni che non mi guardò più allo specchio, ma non per il motivo che diceva lui, le gravidanze mi hanno cambiata, il mio viso non è più quello sorridente di una volta, comincio a vedere le rughe di espressione e sono un’espressione triste, ma non per quello che io ho fatto, ma per le persone che ho scelto di avere vicino durante il corso dei miei anni. 

Amici sbagliati, fidanzati e mariti sbagliati. Per carità. Sempre errori fatti in buona fede, ma errori che, anche se io mi sono sempre comportata bene, hanno pesato sulla quantità e sulla qualità dei miei sorrisi. Il mio viso assomiglia sempre di più a quello di mia nonna paterna, una vita pesante, una vita che l’ha cambiata nel profondo ed un’espressione sempre grave, pochi sorrisi e ancora meno spontanei e davvero felici. Non ricordo una sua risata. E oltretutto ho milioni di rimpianti anche con lei.

Credo che mio padre ne sarebbe dispiaciutissimo per questo.

Ogni tanto ricado nella nostalgia di un abbraccio che non potrà più esserci e che quando si poteva fare non è stato dato. Nella nostalgia di un viso che dovrò osservare per il resto della mia vita immutato in una fotografia, senza mai cambiare angolazione. Nella nostalgia di una voce che qualche volta sento nei sogni, ma mai accompagnato alla vista, so che è lì, sento la sua voce, ma non riesco a vederlo. Nella nostalgia di eventi felici passati, che non potranno più esserci. 

È una sensazione che toglie il fiato, qualcosa che non si può superare, non è possibile, sopratutto non come lo ho vissuto io. Traumatico, incontrollato, veloce ma per la sua evoluzione forse troppo lento. 2 settimane che hanno cambiato la mia vita per sempre. E da lì, poi, il declino. E ferite che non si rimargineranno mai. Si rimarginano ma sanguinano e si riaprono con una facilità impressionante, un girone dei dannati. 

Appena mi hanno detto che la avrei superata ho subito capito che fosse una cazzata, non si supera, o magari riesci a tollerarlo se la tua vita prende una buona piega, ma poi per me ci sono stati anni di merda. E no, non la ho superata anzi, vivo con il dolore lacerante che si acutizza quando poi ci sono di nuovo dei momenti no, dei momenti tristi, dei momenti difficili. E non sono d’aiuto. Mai. 

Mi portano a pensare che forse avrei potuto, che forse avrei dovuto, che magari potevo dire.

Tutti momenti passati, tutti momenti morti. Fantasmi che mi perseguitano.

Ed io rimango così. Ferma. Che respiro poco e con difficoltà. Non è l’umidità. È proprio la morsa in petto. 

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2 thoughts on “Mio padre

  1. Grazie per aver condiviso questo stralcio di vissuto. Sono capitata qui per caso, ho iniziato a leggere serenamente masticando una buona focaccia, ma a un certo punto la mandibola mi si è bloccata e non sono riuscita a fare nient’altro che continuare a leggere. La focaccia va giù difficilmente, ora, il tuo racconto è stato come un pugno in petto. Mi è entrato dentro. Un bacino per momenti migliori 🙂

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