Giornate piene

Proprio l’altro giorno pensavo, in uno dei miei momenti di “buio”, che le cose stavano andando troppo male, che la vita alla fine guadava sempre troppo bene dove ero e decideva volontariamente di colpirmi in faccia. Sempre problemini di salute, sempre troppi pochi soldi, sempre qualcosa in più che avrei voluto fare e che non riuscivo a fare.

Cerco di portare avanti un sacco di cose nelle mie giornate, guidata dalla mia smania di perfezionismo, dal mio essere una pazza ossessiva compulsiva che deve avere i bicchieri messi in una certa posizione invece che in un’altra e tante altre fissazioni simili. probabilmente perché invece di tenere in ordine la mia vita, che spesso mi è sfuggita di mano, cercavo di tenere ordine almeno negli oggetti.

Poi ho preso in mano il libro della Kondo sul riordino, con Frafra abbiamo cominciato a liberare, a buttare, a fare spazio per cose che potessero appartenerci. Visto che il padre ha deciso di sposarsi e di andare a vivere dalla sua nuova compagna, noi non abbiamo più l’obbligo di tenere i suoi ricordi, ma il diritto di fare spazio per creare i nostri. Butta di qua, censisci di la, sposta quello, riordina questo, mi sono resa conto che parte della negatività nella casa stava piano piano andando via. Si, certo, ce n’è ancora parecchia, ma sono sicura che una volta finito il lavoro, rimarrà dentro queste quattro mura solo il bello, solo il desiderato, solo quello che ricorda giorni felici.

Dentro i mobili del salone ogni ammennicolo buttato alla rinfusa, oggetti contesi e “vinti”, appartenuti a persone distanti da noi. Oggetti pieni di brutte vibrazioni. Foto di persone che non ci sono più e che nessuno più guarda, perché l’unica persona che lo faceva è andata via tanti anni fa, e loro invece sono rimaste li, sole, senza nessuno che abbia la voglia di ricordare. Ma cosa ci fanno allora esposte? Le metteremo in un album.

Scatole, e scatole, buste e buste. Togliere di tutto e di più. E non abbiamo fatto 1/10 del lavoro. Però credo che stia facendo bene ad entrambi. Ho tolto fuori un set per 2 per la colazione che mi porto appresso da Milano e che non ho mai potuto usare, perché qui non era mai stata a casa mia, non è mai stata casa nostra. Adesso so che tra non molto la nostra colazione sarà quella di una famiglia di 4 persone, con 2 genitori che potranno fare colazione con un set che appartiene a loro e che non è mai stato di nessun altro, e credetemi, a voi potrà sembrare stupido, ma io la vedo una grande prospettiva.

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