Una giornata felice e infelice

Ed eccoci giunti alla fine dell’anno scolastico. Niente di nuovo, ovviamente, visto che questo è il 5° anno scolastico di Maria tra scuola materna ed elementari, eppure questo è stato differente, come differente è stato il primo e il terzo e come lo sarà l’ultimo delle elementari. Differente perché mancavi tu Chiara, ed io sono stata li ad aspettarti tutto il tempo, come se nulla di quel terribile giorno fosse accaduto. Alla mattina la sveglia presto e l’agitazione e l’eccitazione di Maria, prepararsi tutti in fretta, ed io, come al solito, sempre l’ultima alla fine. Vesti Maria, vesti Ilaria, prepara i capelli di Maria con le forcine in modo che a fine giornata non sembri una scopa vecchia e mille raccomandazioni solite. Vesti Ilaria e cerca di trattenere la sua di eccitazione, che finalmente è consapevole del dover andare alla recita della sorella, gli altri anni non capiva, ma quest’anno siamo tutti più grandi. All’arrivo a scuola ti aspettavo li, venuta per vedere i tuoi bambini, che come dicevi tu, erano stati i primi, e i primi sono sempre quelli speciali, poi agli altri vuoi comunque un bene dell’anima, ma i primi sono i primi, non si può fare un paragone. Invece nulla. Nessuno ne parla, ma a guardarsi in faccia si capisce che tutti pensano la stessa cosa, manca qualcuno, e manca così forte che è come se fosse li. Lo so, sembra un controsenso, ma è così, ognuno di noi si aspettava di vederti da un momento all’altro, ed è come se tu veramente dovessi sbucare da dietro l’angolo.

Ometti e donnine

Ometti e donnine

Si va avanti, aiutiamo i bambini a prepararsi in classe  con vestiti, cappellini, scarpette e calzette, altre forcine e ultimi ritocchi, ma diciamolo, tu continui ad essere li, comunque, come se ci osservassi silenziosa (e già questo è strano visto che non stavi mai zitta) e sorridente ( e questo invece non lo è, mai conosciuta una persona più solare di te in tutta la mia vita). Si parte quindi tutti insieme alla volta del teatro, i bimbi urlano, corrono negli androni e si precipitano per le scale, non vedono l’ora di mettere in atto le canzoni e i balletti perfezionati in mille prove. Loro spariscono dietro le quinte e noi ci sistemiamo. Telecamere, macchine fotografiche, un chiacchiericcio di mamme, papà, zii, nonni e fratellini tutti in attesa che quel tendone si apra.

... e li ti lascio per sempre...

… e li ti lascio per sempre…

Poi, d’un tratto, cade l’occhio su un cartellone, che esprime tutto quello che senti, che in poche parole rende l’idea e smuove sentimenti che in meno di un mese stavi cercando, non di dimenticare, ma di tenere il più possibile sopiti dietro i mille impegni e i mille problemi quotidiani. ” Sei nell’anima e li ti lascio per sempre. Ciao Chiara.” Per me un doppio colpo al cuore, per motivi che non rimarrò a esprimere per l’ennesima volta. Tutto in una volta ci si rende quindi conto che non arriverai, che non è uno sbaglio, un sogno, un tuo ritardo, no, tu non ci sarai più. E comincia così la lotta tra felicità per la fine della scuola, per l’ennesimo passaggio di età dei nostri bambini, e l’angosciante assenza che pesa più del piombo. I bimbi cominciano ad arrivare, la banda suona i suoi pezzi. Maria è li, bellissima con i suoi sonagli a tenere il tempo con altri bambini belli come lei, con quel sorriso felice e soddisfatto, che volgono lo sguardo di tanto in tanto lo sguardo verso i propri genitori con orgoglio immenso per il lavoro svolto. Li ho guardati tutti, ad uno ad uno i bambini della nostra classe, ho pensato che se tu ci fossi stata avresti avuto il cuore gonfio d’orgoglio, perché affidandoti i nostri bimbi qualche anno fa, li abbiamo fatti diventare anche un po’ figli tuoi, e tu sentivi la tua “genitorialità” acquisita, la amavi e amavi i tuoi/nostri bambini. Si è sentita la tua presenza durante tutta la banda, durante tutta la recita e alla fine di tutto, quando i bambini hanno cantato la tua canzone, ho visto lacrime silenziose scendere sui volti di mamme e papà, lacrime di dolore e di ringraziamento per il lavoro svolto con i bambini gli anni passati. E’ stato un momento veramente bello e doloroso insieme, e anche nei visi dei nostri bimbi si vedeva la nostalgia per la maestra Chiacchia, che anche la notte scorsa Maria tra le lacrime ha detto di voler rivedere, perché sente troppo la mancanza della “sua” maestra. E dire che sono stati fortunati, sono in mano ad un’altra maestra brava quanto te, paziente e amorevole con i nostri bambini. “Tiziana è Tiziana mamma – mi ha detto con i lacrimoni, come se io le avessi chiesto di fare dei paragoni o le avessi detto che adesso la sua maestra era un’altra – ma Chiacchia rimarrà sempre Chiacchia, e mi manca così tanto …” Quando le prendono questi momenti di sconforto poi, mi risulta particolarmente difficile riuscire a tirarla su, perché la verità è che la maestra Chiacchia manca tanto anche a me, anche un suo semplice sorriso poteva riscaldarti il cuore, se in quel momento soffriva un po’ per il freddo che questa vita, di solito, ti regala con cattiveria. Il momento più straziante, almeno per me, è stato quando alla fine di tutta la recita i bambini hanno cominciato a chiamare i nomi delle loro insegnanti ad alta voce, battendo le mani, e spontaneamente hanno chiamato anche te.

Tra una lacrima ed un’altra però, la giornata è andata avanti. Dopo la recita e il saggio di musica tutti a pranzo nel refettorio, perché fuori diluviava alla grande. Li ennesima prova di inciviltà umana, ma tant’è, il fatto che quella sia una scuola cattolica non rende necessario che chi ci iscrive i figli sia una persona civile, educata e sopratutto intelligente e sensibile. I posti erano stati assegnati dalla direttrice della scuola e quando siamo arrivati abbiamo scoperto che i geni ultramaleducati della quinta classe, un miscuglio di inciviltà e sbruffonaggine, avevano scambiato i posti assegnati, prendendosi la zona riservata ai bambini di prima e seconda elementare, per rimanere da soli e non dover spartire spazio con nessun altro (bell’insegnamento ai propri figli). Uno dei genitori della nostra classe ha dovuto addirittura litigare per riuscire ad avere delle sedie per far sedere i nostri bambini, che gli adulti educati e civili pretendevano stessero in piaedi perché le sedie servivano a far accomodare il loro culoni da adulti. Morale della favola, noi della seconda classe eravamo gli unici genitori di tutta la scolaresca a mangiare in piedi per lasciare le sedie ai nostri figli. Fortunatamente questa classe di begli esempi ci lascia quest’anno, e speriamo che i geni adulti dalla quale era composta non abbiano altri figli più piccoli, in modo da liberarcene per sempre.

Il pranzo comunque vada è finito con le risate, abbiamo preferito lasciare la rabbia da una parte e concentrarci sul fatto che i nostri bambini avevano terminato anche un’altra tappa. Crescono, questi nanetti malefici, crescono troppo in fretta.

Il sole alla fine è arrivato, ha fatto una capatina tra i nuvoloni e siamo potuti uscire nell’enorme spazio aperto della scuola. Li i bambini si sono scatenati. E anche le mie due non si sono risparmiate di certo. Ilaria con la sua amichetta del cuore (scelta un pochino obbligata visto che è anche l’unica bambina della sua età che conosce 😉 ) e Maria con i suoi compagni. Un caos. Una scolaresca impazzita. E ahimè, anche un’ennesima conferma che alcuni genitori i figli non dovrebbero proprio metterli al mondo. Bambini maleducati e sfacciati, che lanciavano pietre dove giocavano i bambini più piccoli, che urlavano parolacce e si accapigliavano senza che uno dei loro genitori facesse una volta capolino per rimproverarli. Sono dovuta intervenire io per farli smettere con le pietre visto che le tiravano in direzione di Ilaria e la sua amichetta, e sono intervenuta anche in modo abbastanza brusco, con tonalità alte in modo da farmi sentire dai genitori ma nulla, nemmeno uno si è alzato per intervenire contro i figli. Una maleducazione unica. Li mettono al mondo e poi trovano troppo faticoso occuparsene e li crescono come degli incivili maleducati che saranno adulti da schiaffeggiare dalla mattina alla sera. Complimenti vivissimi cari genitori, veramente, una vasectomia ed una chiusura delle tube sarebbero stati meglio che questi figli allo stato brado che avete. Bambini da portare in giro con collare e guinzaglio (ed alcuni pure con la museruola). Poi questi genitori li becchi e ti rendi conto che sono quelli che parcheggiano in doppia fila di fronte al bar o nelle strisce pedonali costringendoti a passare in mezzo alla strada con la carrozzina. Gentaglia.

Questa foto non l'ho scattata io, l'ho presa dal tuo profilo Chiacchia bella, ma non credo ci saranno problemi con la mamma che l'ha scattata, la bimba poi in primo piano di spalle con il vestitino bianco, nemmeno ad averlo deciso prima, è la mia Ilariuccia in braccio a Frafra <3

Questa foto non l’ho scattata io, l’ho presa dal tuo profilo Chiacchia bella, ma non credo ci saranno problemi con la mamma che l’ha scattata, la bimba poi in primo piano di spalle con il vestitino bianco, nemmeno ad averlo deciso prima, è la mia Ilariuccia in braccio a Frafra ❤

Dopo tanti giochi (e tanti incazzi), è arrivato poi il momento dei palloncini per Chiara. Bellissimi i palloncini che sono stati fatti volare verso di te Chiacchia bella, colorati delle sfumature del rosa e con dei cuoricini carinissimi. Dolcissimi come eri tu. Sono volati da te, nel cielo, tra gli applausi dei genitori e dei bambini commossi. Che dire, sei stata, si potrebbe dire, la protagonista di tutta la giornata insieme ai bambini che hai tanto amato in vita.

Alla fine è arrivato anche il saggio di ginnastica e la giornata, finalmente, è terminata. Siamo tornati a casa un pochino storditi dalla stanchezza e frastornati dalle tante emozioni provate. Ilaria si è addormentata alle 18 e 30 e si è svegliata l’indomani alle 8, era distrutta. Maria invece era più tranquilla, e a casa mi ha chiesto se veramente tu avessi visto i palloncini e la canzone per te. Le ho risposto di si, che non te la saresti persa per nessuna ragione al mondo la recita, e che niente, nemmeno la morte, ti avrebbe mai tenuta lontana dai tuoi bambini. E poi mi è tornata in mente la stellina in cima ai palloncini, quella che aveva il tuo nome scritto sopra, che mentre gli altri salivano veloci in cielo, più lentamente compiva il tragitto che l’avrebbe portato tra le nuvole, come se tu volessi stare ancora li a salutarci. Ho esposto a Maria la mia “teoria” e lei è stata del mio stesso parere. “Si mamma, – ha detto- la mia Chiacchia era li con noi tutto il giorno” Ed io sono sicura sia stato veramente così.

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E’ passata più di una settimana oramai dal giorno del saggio. Tra una cosa ed un’altra ho impiegato un’eternità a scrivere quest’intervento del blog. E’ stata una giornata faticosa a causa del contrasto di emozioni che ho vissuto. La felicità per la mia bambina, il grande orgoglio per i suoi risultati, per i passi avanti fatti. La tristezza per la tua assenza, per la tua vita strappata in un modo tanto assurdo da chi invece ti avrebbe dovuto amare e proteggere. Il pensiero rivolto al tuo bambino che non ha più la mamma, e che per tutta la vita dovrà convivere con il fatto che è stato il padre a portargliela via, prima di rivolgere la sua pistola contro se stesso … chissà, probabilmente vedendoti li in terra ha capito quale enorme errore avesse commesso, ha capito cosa avesse fatto al figlio, a te e a se stesso. Non lo so, non lo sapremo mai, solo tu sai la verità. Mi chiedo a volte perché tu non ne abbia parlato con me dei tuoi problemi, sapendo di quelli vissuti da me avresti trovato una persona che ti capiva senza giudicarti. Poi però mi rendo conto che nemmeno io ne parlavo con anima viva, sono storie che si custodiscono gelosamente nel cuore, non si raccontano a nessuna, e a volte costano la vita. Ancora comunque non mi sembra vero che tu non ci sia più, quando vado a scuola è come se da un momento all’altro dovessi sbucare dalla tua classe sorridente come al solito, è come se dovessi sentire la tua voce. Mi hai chiamata “mamma” per 3 anni, solo dopo sono diventata Tizy (o la maggior parte delle volte Tizià). Mi manchi tanto e rimarrai sempre nel mio cuore, la nostra fatina sul tacco 12 che ballava con i suoi bimbi.

 

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2 thoughts on “Una giornata felice e infelice

  1. Cara Tiziana sono Patty di Martina, che belle parole che hai scritto. Ho letto tutto d’un fiato la descrizione della giornata a scuola e le tue emozioni mi hanno colpito , le ho sentite un pò anche mie. In un certo senso mi è sembrato di aver passato la giornata insieme a voi, con la tristezza e la gioia che sicuramente mi avrebbero accompagnato…………….

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