Ogni volta …

E come al solito capita quando una persona vicina viene colpita da un lutto, oltre all’immancabile tristezza per lei, mi ritrovo a pensare a te.

Chissà come sarebbe stata la mia vita se tu fossi ancora qui, chissà quante cose sarebbero differenti.

Ci si rincuora pensando che la vita è così, che la morte è una parte di essa, la più sicura e la meno ingiusta, tocca belli o brutti, buoni o cattivi, vecchi e giovani, uomini e donne ( e purtroppo troppo troppo spesso anche bambini), ma non funziona, io non mi sono mai sentita meglio. Si pensa allora che la vita non è tutta qui, che una gran parte della nostra esistenza non avverrà sulla terra, la solita speranza che “un giorno ci rivedremo” e saremo di nuovo tutti insieme, speranza o convinzione a seconda del momento. Chissà…

I se avessi fatto, se avessi detto, se avessi anche solo pensato, si sprecano, e tornano forti come quel giorno le immagini del tuo malessere, quel malessere che subito mi era sembrato grave, che mi aveva fatto gridare a mamma di chiamare l’ambulanza. Immagini forti, che ho vissuto in prima persona, che mi hanno cambiata, che non si cancelleranno mai dai miei ricordi, e solo tu puoi sapere quanto ne farei volentieri a meno. Momenti che ti lacerano l’anima, che provocano ferite profonde ed incurabili, il dolore c’è sempre, sempre forte, ma è meglio a volte fare finta di non sentirlo e tirare avanti.

Inutile dirti anche che non passa giorno che non ti pensi, che non guardi quella tua foto piena di tristezza e di amarezza per non aver potuto fare niente, proprio io, che mi sono sempre fatta in quattro per gli altri, per te non ho potuto fare niente, ed è così frustrante.

Non ricordo la tua voce e mi chiedo se magari non l’abbia ascoltata abbastanza quando eri ancora accanto a me, dando per scontatola tua presenza, come se fossi tu l’ultimo degli immortali, sempre pronto a ringiovanire ogni volta che qualche nuova testa doveva essere mozzata.

Abbiamo perso troppo tempo a litigare, ad andarci l’uno contro l’altro, pensando magari che tanto i giorni per andare d’accordo fossero ancora tantissimi.

Credo di non averti mai detto di volerti bene, non ho il ricordo di un momento così tra noi, o di un abbraccio, entrambi con il caratteraccio che da per scontato l’amore, che crede che non siano necessarie troppe smancerie per dimostrarlo, certi che il solo rimanerci vicini bastasse per darlo per scontato, invece ora mi pesa, mi pesa da morire anche dopo ormai 6 anni e 4 mesi dalla tua scomparsa e non credo di esagerare dicendo che sarà un rimpianto che mi porterò dietro per tutta la mia esistenza.

Abbiamo parlato tanto, nel bene e nel male abbiamo avuto dialogo, e tra noi c’è sempre stato il rispetto, non semplicemente quello che credo sia d’obbligo nei confronti di un genitore da parte del figlio, ma un rispetto reciproco, che anche se spesso eravamo di pareri contrari, ci ha fatto essere grandi insieme, una bella coppia.

Avevi tanti progetti per te, avevi continuato a lavorare solo perchè ancora le tue figlie non erano sistemate, altrimenti il prepensionamento te lo saresti preso e ti saresti finalmente comprato quella macchina a due posti decapottabile per andartene in viaggio con l’amore della tua vita, solo tu e lei… ma credo che magari nel bagagliaio io sarei riuscita ad intrufolarmi.

Nell’ultima estate che ci ha visti tutti insieme mi sono troppo divertita in campeggio, era da un pochetto che non ti vedevo così rilassato e divertito, pensavo che sarebbe stata la prima esperienza di campeggio che apriva una lunga serie di bissate, e solo dopo ho scoperto che anche tu pensavi la stessa cosa.

Amavi viaggiare, quante volte mi hai detto di andare via dalla Sardegna così avresti avuto la scusa di venirmi a trovare per farti spesso un viaggetto, ricordi? Beh, la beffa è che io a vivere fuori dalla Sardegna ci sono pure andata, ma tu non mi sei potuto venire a trovare nemmeno una volta.

So che eri preoccupato per me, lo so, ne avevi motivo e il tempo ti ha dato pienamente ragione, e spesso mi sono chiesta se il tuo malessere non sia stato portato anche da questo fattore, e mi sento in colpa.

Mi chiedo se adesso saresti fiero di me, se avrei la tua approvazione, la felicità di sentirtelo dire credo mi farebbe scoppiare il cuore di gioia.

Ho due bambine adesso, due bellissime e splendide bambine, che sono la mia gioia, il mio vanto, e che mi riempono il cuore ogni minuto della giornata, anche quando non le ho vicino a me perchè non sono in casa o magari Maria è a scuola. Riempono la mia vita e mi fanno scoppiare il cuore d’amore. Le hai viste? Sei mai riuscito a vederle, in qualsiasi posto tu sia adesso, ti è stato permesso di vederle? O magari eri proprio tu che parlavi con Maria quando lei diceva candidamente che ti parlava? Verrai anche a parlare ad Ilaria?

E a me, papà, quando mi verrai a parlare?

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