Questo è il primo capitolo della sindrome di candy candy, la mia storia scritta da danya…hey danya, alla fine me la sono messa sul blog!

novembre 2007

La sindrome di Candy candy-CAP I

Trenta piccoli passi con la mia bambina tra le braccia.
Intorno a me i volti cari dei miei familiari e dei miei amici,di lui neanche l’ombra lontana.
Niente puo’ impedire ad un padre di essere in quella chiesa,quel giorno,tranne al mio.
Credo che la piccola pensasse questo,avvolta nel suo magnifico abito bianco.
Credo di averlo pensato anche io e di averlo proprio palesato piu’ tardi,sulle scale,fumando una sigaretta,rivolta alla mia amica Danya.
Avevo fatto finta che non mi importasse per tutto il giorno ma non era vero.Soffrivo.
Guardando le gote rosse di mia figlia,pensai alle ragioni del mio fallimento.Avrei potuto elencargliele tutte,tra i singhiozzi le avrei chiesto perdono…e la piccola Maddy non avrebbe compreso tuttavia dai suoi grandi occhi marroni avrei percepito la sua indulgenza e se avesse potuto esprimersi a gesti,lei mi avrebbe detto:
^^NON E’ COLPA TUA MAMMA…LA COLPA E’ DI CANDY^^
Questo forse l’avrei detto io,o Danya,eppure io nel profondo del mio cuore so che anche  Maddy la pensa così..almeno finchè ,diventando grande non abbia il complesso di Elettra e mi si rivolti contro come una jena.
La mia piu’ grande paura è che lei non capisca e non approvi le mie scelte.
La situazione più ovvia è che lei sviluppi il giusto metro di giudizio e comprenda da sola che non potevo evitare di allontanarla da lui,che non potevo restare e che sono dovuta fuggire.
Quale sarà il mio prezzo per averla sradicata dai suoi affetti,dalle sue poche certezze?
Mi chiedo se il giudizio della bambina influirà sui miei sensi di colpa.
Osservandola,leggo nei suoi occhi la  tristezza dell’abbandono,vedo l’assenza di quel punto di riferimento importante che ti fa sentire sicura con i piedi a terra,ciò che solo un padre può dare,vedo negato alla mia creatura quello che per me è stato sempre dovuto e scontato.
Mi chiedo se a Maddy,il papà mancherà come a me manca il mio.
Se almeno lui ci fosse stato,forse io non mi sarei sposata,forse  avrei avuto piu’ coraggio,forse non avrei sentito quel vuoto atroce,profondo come un baratro.Forse tutto sarebbe stato diverso e  lui mi avrebbe riportata pesantemente a terra,invece di lasciare che io volassi sulle ali di un amore sbagliato.
Sembra rabbia,quella che ho provato sull’altare,al braccio di un uomo che non era mio padre,sembra rabbia quella provata di fronte a Dio sulla croce in quella chiesa,sembra rabbia,quella provata tra i dolori del parto.Dov’è mio padre ora?Ora che non posso piu’ nascondergli i miei segreti,ora che finalmente potremmo parlare,ora che vorrei che mi tendesse le braccia per proteggermi.
Guardo le sue immagini antiche,per un interminabile istante mi sembra di sentire le nostre risate,io e mia sorella che non smettiamo di urlare mentre giochiamo fuori,il sorriso di mia madre,una quercia indulgente e benevola che ci sgridava al posto suo,perchè papà non amava il caos mentre riposava dopo pranzo.Con la mia fantasia riesco ad andare avanti nel tempo…e non solo nei sogni…riesco a vederlo seduto sul divano,stranamente è sparito l’altare di fiori eretto da mia madre dopo la sua morte e tutto è come l’ha lasciato…solo che c’è Madlene,che corre in soggiorno,ha una bambola spettinata tra le mani e la nasconde per poi chiedere a suo nonno di trovarla.Lui capirebbe il suo linguaggio marziano da poppante,lui fingerebbe di non trovare la bambola per sentirsi dire da Maddy..NONNO HO VINTO!!!
Mia figlia non conoscerà mai mio padre,forse non conoscerà mai nemmeno il suo.
Questa è solo una speranza vana,in realtà suo padre è vivo e io non dovrei separarla da lui nè oscurare il suo ricordo con la verità..eppure..questo potrebbe essere il futuro.
Quei trenta passi di dolore dovranno ricordarmi quando sto male che tutto questo è inevitabile e che non posso mentire a me stessa e alla piccola.
Quando lei sarà una bambina grande,le racconterò la mia e la sua storia.
La sindrome di Candy Candy.
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